Il terremoto in Nepal è un’immane tragedia. Ma c’è una tragedia nella tragedia. Lo spiega bene Reinhold Messner in un’intervista a Radio 24, laddove punta il dito contro le spedizioni alpinistiche, le quali hanno i soldi e si possono permettere di affittare gli elicotteri che vengano a salvare i componenti, distogliendoli da operazioni di soccorso dove essi sarebbero ben più necessari, come nelle valli sperdute colpite dal sisma.

Esistono così terremotati di serie A e terremotati di serie B. Per i primi si muovono celermente i soccorsi ed i consolati, i secondi vengono invece aiutati un po’ meno.

Non è che una delle storture del turismo in giro per il mondo. Quel turismo che fa sì che ai nostri occhi di occidentali il termine “sherpa” significhi “portatore” e non già “uomo dell’est”. Quel turismo che, a quanto mi riferiscono, aveva ormai snaturato Katmandu e ridotto i campi base delle montagne più alte della terra anche negli immondezzai più alti della terra. L’anno scorso andai a sentire una conferenza di Simone Moro. Impressionanti erano le immagini del serpente umano che scalava l’Everest. Ed impressionante altresì l’abbandono di bombole di ossigeno, corde, ed altro materiale non più utile, dopo la scalata.

Certo, il discorso sul turismo internazionale è molto complesso. E, tutto sommato, i danni che esso ha arrecato a questo angolo del pianeta sono decisamente inferiori a quelli che si registrano in altre parti del mondo, nelle quali il turismo si cala come realtà del tutto avulsa dal contesto locale, con tutto ciò che ne consegue.

Quando si verificò un’altra immane tragedia naturale (ma quanto contribuì l’assurda antropizzazione delle coste grazie anche al turismo?), come lo tsunami, l’antropologo Duccio Canestrini scrisse un interessante articolo sul turismo occidentale che dovrebbe integrarsi, dovrebbe essere responsabile e rispettoso ed invece quasi sempre non lo è. L’ambiente viene degradato da villaggi turistici ed opere connesse, la popolazione locale viene sfruttata ed utilizzata per lavori modesti e mal pagati, e di ricchezza indotta in genere ne rimane ben poca. Esemplare la conclusione che egli trasse: “E’ auspicabile che il turismo internazionale sia sempre più motivato e sempre meno vacanza, non perché nella vacanza vi sia qualche cosa che non va, ne abbiamo tutti bisogno, ma fare vacanza in oasi di lusso circondate dalla miseria (sotto dittatura come in Birmania, o in assenza di democrazia come alle Maldive) forse non è una bella idea.”