concorso-bellezzaDavvero, in tutta onestà, la cosa mi ha trovata spiazzata.

Non avrei mai concepito, nella mia (seppur sconfinata) immaginazione, di dover affrontare la classifica di gradimento riguardante mia figlia di sei anni. Pare che già in prima elementare i maschi stilino graduatorie di bellezza delle compagne di classe. Il cuore mi si sarebbe dovuto riempire di giubilo nell’apprendere l’alta posizione in cui svettava l’ignara concorrente di casa mia, ma dal rigonfiamento pulsante all’altezza della carotide, la madre di uno dei ‘giudici’ ha intuito che aveva sparato a vuoto.

Se è vero che ‘Ambasciator non porta pena’, ancor meno colpa hanno i bambini travestiti da adulti dai propri genitori, investiti di una forzata malizia di stampo sessuale. Al di là dell’opportunità di voler far crescere più in fretta i propri figli, è interessante notare come sia ancora ritenuta una qualità fondamentale, la bellezza della femmina. Già da bambina.

Una fotografia che combacia con il recente sondaggio fatto dalla Fondazione di Maria Shriver, A Woman’s Nation, su 881 uomini in tutto il territorio statunitense e pubblicato venerdì scorso sul Washington Post.

Interrogati su che qualità ritenessero rilevanti in una moglie, il 45% degli intervistati ha risposto la bellezza, (il 35% la dolcezza) e solo il 34% ha ritenuto l’indipendenza un aspetto apprezzabile. Si è capovolta invece la situazione quando gli interessati hanno elencato le qualità che vorrebbero vedere nella loro figlia femmina. Per l’80% è l’intelligenza l’attributo preponderante (per il 50% è la forza di carattere) e solo al 10% interessa che la figlia sia bella. A quanto pare i padri che vogliono a fianco una moglie mansueta e attraente, sperano di crescere piccole donne intelligenti e forti.

Negli ultimi decenni il ruolo della donna nella società è cambiato in modo significativo, e quattro uomini su nove, sempre nel sondaggio, ammettono che sia più duro essere uomo oggi rispetto al passato.

A una donna che riesce laddove la maggioranza fallisce, a una che realizza quello per cui moltissimi colleghi maschi hanno fallito, non viene tuttavia dispensato il biasimo di chi la vorrebbe dietro un fornello a spadellare bucatini all’amatriciana e sfornare figli.

E’ il caso di Samantha Cristoforetti, criticata qualche settimana fa sul Foglio, da Camillo Langone nella sua rubrica ‘Preghiera‘. Nella sua dissertazione lisergica sul perché l’astronauta italiana non sarebbe un buon esempio da seguire, l’illuminato Langone catechizza le folle sul fatto che così facendo la donna starebbe troppo lontana dal proprio uomo, acuendo così la causa principale della crisi economica, ovvero il calo demografico…

Raschiando bene sulla superficie di molti riformisti dell’ultima ora, in tanti forse preferirebbero in cuor loro una trophy-wife da tenere a casa e sfoggiare con gli amici, piuttosto che una compagna colta e autonoma. E’ sicuramente un buon segnale sapere che al di là del mare ci sono padri che smantellano le idee oscurantiste dei Langone di ogni latitudine.

La strada da fare è ancora tanta.

E comincia (anche) col far capire ai genitori nostrani che al primo posto in classifica si piazza la più brava a suonare la chitarra, al secondo quella che fa le addizioni in minor tempo possibile e al terzo quella che scrive meglio in corsivo.

Questa sì che sarebbe una classifica spaziale.

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