La sera del 3 agosto 1944, nella campagna di Rignano sull’Arno, a sud di Firenze, cadono uccise dai proiettili sparati da alcuni soldati tedeschi Nina Mazzetti, 58 anni e le figlie Luce e Annamaria Einstein, di 27 e 17 anni. Sono la moglie e le figlie di Robert Einstein, cugino di Albert, il padre della fisica che nel frattempo si era rifugiato negli Stati Uniti perché ebreo. Lo storico Carlo Gentile, un imperiese trapiantato a Colonia, ha individuato i probabili responsabili dell’eccidio: il secondo battaglione del 104esimo reggimento della 15esima Panzergrenadier Division della Wehrmacht. La strage era stata finora attribuita a reparti delle SS non identificati. Secondo la versione corrente, le vittime avrebbero pagato con la vita per il fatto di essere ebree, imparentate con uno dei personaggi più invisi al regime hitleriano.

Al piombo tedesco scampò il marito e padre delle vittime, l’ingegner Robert Einstein, 60 anni. All’arrivo dei militari tedeschi si era rifugiato nei boschi circostanti la villa del Focardo, in cui la famiglia si era trasferita da Firenze. Einstein, di religione ebraica, era stato messo sull’avviso: “I tedeschi della Divisione Hermann Goering ti stanno cercando”. Moglie e figlie erano rimaste in villa, sicure di non aver nulla da temere. Nina Mazzetti, figlia di un pastore protestante, non era ebrea e non lo erano le figlie. Distrutto dal dolore, Einstein si tolse la vita un anno dopo la strage dei familiari. Spiega Gentile: “Dagli archivi militari tedeschi non risultano presenti in quei giorni nella zona di Rignano reparti di SS ed è improbabile che vi fossero transitati reparti delle Waffen SS. La famigerata 16esima Divisione SS Reichsfuehrer, responsabile del massacro di Sant’Anna di Stazzema, si trovava a nord ovest, tra Lucca e Pisa“.

Gentile non crede al motivo razziale e lo ha scritto nel suo libro, tradotto in italiano da Einaudi, I crimini tedeschi in Italia. Scrive Gentile: “Nella mattinata del 3 agosto giunse sul posto un capitano, accompagnato da alcuni sottotenenti e da diversi soldati. Non sappiamo chi fossero con precisione. Dopo la guerra i superstiti hanno parlato di SS, ma e un’ipotesi da escludere, perché a quella data a Firenze e nei suoi paraggi non restavano più uomini del comando locale della Sicherheitspolizei, principali responsabili della persecuzione degli ebrei, né esisteva alcun genere di truppe delle Waffen-SS. Per quale ragione, del resto, la Sicherheitspolizei e l’Sd, che per tutta la durata della loro permanenza nel capoluogo toscano, dall’ottobre del 1943 al luglio del 1944, non si erano mai occupati degli Einstein, avrebbero dovuto interessarsi agli abitanti del podere poche ore prima dell’arrivo degli Alleati?”.

Rafforza la tesi dello storico il biglietto, scritto in italiano, lasciato nel cortile della villa dagli assassini: “Il comando tedesco rende noto: la famiglia Einstein si è resa colpevole di spionaggio. Essa mantiene costantemente contatto con gli alleati nemici. La famiglia è stata passata alla fucilazione il giorno 3 agosto. Il comandante”. La versione corrente indicava invece nella frase “rei di tradimento e giudei” i motivi addotti dai tedeschi. Gentile ha consultato i documenti originali, conservati nei National Archives di Washington (College Park). In essi si riscontra che il biglietto non fa cenno alla “colpa” di essere ebrei. Tuttavia le nipoti e le cugine degli Einstein, che portavano il cognome Mazzetti, non ebree, furono risparmiate. Una delle ragazze, Lorenza Mazzetti, scrisse Il cielo cade, rievocando la vita al Focardo e il dramma degli Einstein. Il libro vinse il Premio Viareggio nel 1962.

La testimonianza della sorella di Lorenza Mazzetti, Seba, indica la presenza in villa, quel 3 agosto, di un capitano, due sottotenenti e cinque o sei soldati. Dalle carte militari il 104esino reggimento delle AV Divisione risulta nei primissimi giorni di agosto 1944 il reparto tedesco più vicino alla dimora degli Einstein. Nel dossier americano si legge che Robert Einstein aveva appreso dal priore del Convento dell’Incontro, a pochi chilometri dalla villa, che tre-quattro giorni dopo l’eccidio, nei pressi del convento avvenne uno scontro tra i soldati tedeschi reduci dal Focardo (una cinquantina) che occupavano un caposaldo e un reparto americano. Dice Gentile: “Quei soldati tedeschi appartenevano al II° Battaglione del 104esimo Reggimento. Il II° battaglione era comandato dal capitano Clemens Theis. Il I° battaglione, al comando del capitano Gerhard Holub, era già stato immesso sulla linea del fronte”. Se i due ex ufficiali comandanti fossero ancora in vita, oggi avrebbero rispettivamente 98 e 100 anni. Theis nel dopoguerra fu un personaggio eminente della città di Spira, nella regione di Magonza, e nessuno mai gli chiese conto delle sue azioni come ufficiale comandante.

Sarebbe dunque il secondo battaglione del capitano Theis il responsabile della strage degli Einstein. E’ una novità importante, mai svelata prima. Il maggiore Wexler della quinta Armata Usa, condusse l’inchiesta militare sulla strage del Focardo. Nessuno assistette all’esecuzione, alle 9 di sera del 3 agosto. Nina, Luce e Annamaria, detta Cicci, furono rinchiuse nel salone al pianterreno della villa e abbattute a colpi di mitra. I corpi vennero scoperti la mattina dopo dal fattore Orlando Fuschetti. Prima di allontanarsi i tedeschi, che all’arrivo al Focardo avevano saccheggiato la villa, le appiccarono il fuoco. Seba Mazzetti riferì all’ufficiale americano che era stato il fattore a dirle che gli autori della strage erano SS. Robert Einstein udì i colpi dei mitragliatori dal suo nascondiglio nei boschi. “Erano SS e avevano l’ordine di violentare mia moglie e le mie figlie», sostenne. E negò che i suoi familiari avessero svolto attività a favore degli alleati. L’inchiesta Usa e il libro di Gentile raccontano un’altra verità. Le tre donne furono fucilate perché sospettate di essere spie.

A oltre 70 anni di distanza dai fatti è ormai irrealistico pensare di portare a giudizio i colpevoli. Scomparso verosimilmente il capitano Theis, che avrebbe deciso la strage, in assenza di testimonianze dirette sarebbe arduo attribuire a sottufficiali e soldati la responsabilità della strage. La polizia di Stoccarda aveva indagato senza arrivare a conclusioni utili. Nel febbraio 2014 la procura di Frankenthal ha definitivamente chiuso l’inchiesta affermando che non si era stati in grado di trovare indicazioni utili e che il riferimento al secondo battaglione del 104esimo reggimento non aveva trovato riscontri. “Il sospetto iniziale esposto dalla Central Stelle di Ludwigsburg nei confronti del comandante e di altri soldati del secondo battaglione è stato chiarito dopo aver preso in carico il procedimento” scrissero i giudici. La procura ritenne che dell’eccidio si fosse macchiato un reparto corazzato di paracadutisti, che tuttavia Gentile colloca a grande distanza dalla villa del Focardo. Sulla possibilità di identificare i colpevoli è scettico il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, che ha indagato a lungo, senza risultato, sulla strage del Focardo.