Migranti che fuggono guerre e miserie per trovare la morte in mare, migranti che credono di fuggire la povertà grazie al pallone per poi scomparire nel nulla. Dall’Africa all’Europa (o in America Latina, o in Medioriente) il tragitto dei giovani calciatori illusi da false promesse ha tante troppe somiglianze con i viaggi della speranza sui barconi. Si paga un prezzo altissimo per partire, e non si sa se si arriva. “La sola differenza è che ai primi si promette al massimo un modesto lavoro, a questi ragazzini invece milioni generati dal calcio. Ma la conclusione dei due viaggi è la stessa, all’arrivo è molto peggio di quello che si pensava. L’Europa è ben lontana dall’essere il paradiso promesso”, dice a ilfattoquotidiano.it Mansour Loum, redattore capo di Afrik-Foot. E a questo si è aggiunta l’improvvida decisione della Fifa di liberalizzare dal primo aprile scorso i trasferimenti internazionali, rendendo ancor più facile il lavoro ai trafficanti di giovani promesse del calcio.

“E’ una riforma catastrofica per ogni tentativo di proteggere i calciatori, in particolare i giovani africani”, spiega infatti Jean-Claude Mbvoumin, fondatore di Foot Solidaire. Il Fatto Quotidiano si era già occupato di questo tema raccontando le odissee di diversi minorenni, che pagavano migliaia di euro a procuratori veri e finti con l’illusione di diventare campioni nei grandi club europei per poi finire abbandonati nei porti o nelle stazioni delle capitali europee o, ancora peggio, sequestrati e fatti lavorare come schiavi. Oggi la situazione è, se possibile, peggiorata. L’ultimo episodio noto è quello di un ragazzino camerunense di 16 anni che pochi mesi fa si è presentato alla stazione di polizia di Louhans, nella Borgogna. La famiglia aveva venduto tutto per pagare un procuratore che gli aveva promesso un futuro nel calcio francese, ma poi questo l’ha abbandonato davanti allo stadio ed è sparito lasciandolo solo e senza un euro in un paese ostile.

Una nuova ricerca di Foot Solidaire stima che il traffico di giovani calciatori sia di almeno 15mila minorenni ogni anno. Più di un terzo diretti in Europa. Per questo l’associazione ha lanciato la campagna “Palla ai piedi, passaporto in mano”. Per sensibilizzare sul campo, là dove i trafficanti fanno i loro affari, i giovani calciatori africani su come comportarsi con i “venditori di promesse”. Oggi, infatti, con la liberalizzazione decisa dalla Fifa saltano i requisiti minimi per essere procuratori internazionali: dai titoli di studio all’apposito esame alla fedina penale pulita. E nasce la figura dell’intermediario, privo di qualsiasi controllo e abilitato anche al doppio mandato, ovverosia lavorare sia per il calciatore sia per la società interessata. “Questa riforma aumenterà lo sfruttamento e il traffico di giovani calciatori sarà più difficile da bloccare – ha detto ad Al Jazeera Jake Marsh, responsabile del Icss di Doha -, l’autocertificazione degli intermediari è cosa impensabile in ambito economico e industriale”.

Se la stessa Fifa indaga da oramai tre anni su Robert N’Kuimy, procuratore internazionale regolarmente registrato con la FIFA inchiodato dalle telecamere di BsKyB a chiedere soldi per un traffico illecito di giovani calciatori camerunensi, e non ha ancora preso provvedimenti. La deregulation favorirà ancora di più questo tipo di comportamenti. Il traffico di giovani calciatori, come quello dei migranti dei barconi, è un affare in cui ci guadagna una filiera che parte dai paesi d’origine per arrivare in Europa. “E anche in questo caso è difficile se non impossibile avere statistiche precise su questa economia informale – continua Mansour Loum – Anche la cifra di 15mila è una stima, potrebbero essere molti di più. Ogni intermediario chiede alla famiglia dai 3 ai 5mila euro, e alla società cui vuole vendere il giovane anche 30mila. E’ un giro d’affari enorme. E la decisione della Fifa di liberalizzare la figura dell’intermediario avrà effetti deleteri, aumentando di molto le dimensioni di questo traffico”.

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