Non un arresto, come si era ipotizzato in un primo momento, ma un soggiorno a Roma da “sorvegliato speciale” Justin Bieber. Sulla popstar canadese, idolo dei teenager pende un mandato di arresto internazionale di un giudice argentino. Il provvedimento, che sarebbe ora allo studio delle autorità italiane, ha portato stamattina la polizia a bussare alla camera dell’hotel Hilton sulla collina di Monte Mario, assediata dai fan, per accertarsi della sua presenza. L’artista 21enne si trova nella Capitale per girare il video del suo ultimo singolo e anche alcune scene del film di Ben Stiller Zolander 2.

La verifica delle autorità italiane è scattata in seguito alla decisione del giudice argentino Alberto Julio Banos che aveva ordinato l’immediata detenzione e inviato all’Interpol una richiesta di arresto internazionale per Bieber. La motivazione? Il giovane idolo delle ragazzine non si è presentato al processo nel quale avrebbe dovuto rispondere dell’accusa di aggressione ai danni di un fotografo, Diego Pesoa, e di un operatore video.

Da lì la decisione del giudice Banos che riguarda anche due collaboratori della popstar, Hugo Hesny e Terrence Reche Smalls. I fatti all’origine del processo risalgono al 9 novembre 2013, durante il tour del cantante nel Paese sudamericano: Bieber, subito dopo il live, era andato a rilassarsi nella discoteca Ink, nel quartiere Palermo di Buenos Aires: proprio all’uscita del club, alle prime luci dell’alba, la presunta aggressione che potrebbe costare a Bieber, che ha già avuto in passato guai con la giustizia, una condanna. Nel curriculum del ragazzino ci sono un arresto per guida in stato di ebbrezza, l’aggressione a un autista, malori sul palco, litigi con i vicini, insulti a politici sui social network e anche una scimmietta abbandonata in aeroporto.