Non è più questione di venerdì, di sabato o di weekend. Nè di qualità dei temi in discussione. Ci sia all’ordine del giorno la commemorazione di Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano ucciso dai droni americani tra Pakistan e Afghanistan, appuntamento che ha visto presenti in aula meno di quaranta deputati: poco più del dieci per cento degli eletti di Montecitorio. O ci sia sul tappeto il dibattito sulla legge elettorale, lo stranoto Italicum che da mesi sta riempiendo le pagine dei giornali e le tasche dei cittadini esausti: una ventina di presenti tra cui 8 parlamentari Pd, 5 Sel e 2 M5s e Forza Italia. Di qualunque cosa si parli, ormai, e non ci sia di mezzo un voto di fiducia, una cosa è certa: i parlamentari disertano puntualmente i banchi dimostrando un disprezzo profondissimo per l’istituzione nella quale sono stati eletti dai cittadini.

Certo, tra le ragioni di questo scarso senso del dovere c’è anche il fatto che Lorsignori continuano a svolgere in troppi casi un secondo lavoro, in studi professionali avviatissimi o alla testa di attivissime società. Ma in definitiva quella che prevale è una generale loro indifferenza per l’attività parlamentare, per il dibattito e il confronto democratico.

Dipende soprattutto dal fatto che questi signori non hanno grandi interessi al di là di quelli, loro, personali. Nominati dai segretari e dai padroni dei partiti, per la politica, intesa come palestra di ideali, tutela del bene comune, non sentono praticamente attrazione. Poche idee, scarsezza di principi, profonda ignoranza.

Politici per caso e per interesse, fanno di tutto, ogni giorno, per conquistarsi il disprezzo crescente dei cittadini. D’altra parte, per restare sul tema, di una buona legge elettorale a questi parlamentari non importa un fico secco. Se ne facesse una buona, in grado di dare peso effettivo alle scelte dei cittadini, attraverso le preferenze o in collegi uninominali, la gran parte di loro mai rimetterebbe piede in Parlamento.

Per cui, agli italiani onesti e preda della terribile crisi che non accenna a scemare, non resta che sopportare e attendere. Attendere, sì, ma fino a quando?