La scadenza è alle porte: da lunedì 27 aprile l’Aula di Montecitorio comincia la discussione sulla riforma della Legge elettorale per quella che si presume sarà l’ultima votazione per l’approvazione finale del testo. Il piano di Matteo Renzi però è quello di far slittare tutto alla settimana successiva: obiettivo contingentamento dei tempi e riduzione delle possibilità di fare ostruzionismo in vista di quello che sembra ormai scontato: un voto di fiducia. Proprio il tempo in più dovrebbe servire per mediare e cercare di trovare nuovi appoggi nel partito per evitare lo scontro finale.

Intanto però aumentano le polemiche dentro e fuori il parlamento. Sul sito Change.org è stata lanciata una petizione per chiedere di fermare la riforma. Tra i firmatari intellettuali e politici: l’eurodeputata Barbara Spinelli, la politologa Nadia Urbinati, la costituzionalista Lorenza Carlassare, l’avvocato Felice Besostri (autore del ricorso alla Corte costituzionale contro il Porcellum), il magistrato Livio Pepino e l’avvocato Vincenza Rando. “L’avvicinarsi del voto in Aula sull’Italicum”, si legge nel testo, “dà luogo, per il merito e il metodo delle scelte fin qui praticate, a preoccupazioni e timori. È grave che si arrivi a una legge elettorale che non cancella le storture del Porcellum, e non tiene conto dei chiari principi posti dalla Corte costituzionale sulla rappresentanza e sul voto libero ed uguale come pietre angolari del sistema democratico”.

Secondo i firmatari della petizione, l’iter legislativo si sarebbe macchiato di “ripetute forzature e violazioni di prassi,  regolamenti, e persino della stessa Costituzione“. Una situazione definita “grave” perché “avviene per scelta della maggioranza del Partito democratico, minoranza in Parlamento e nel Paese, la quale, mediante i meccanismi della disciplina interna di partito, e con la minaccia dello scioglimento delle Camere, pretende di imporre la propria volontà”. E si conclude: “E’ ancor più grave che tutto ciò venga compiuto approfittando dei numerosi parlamentari dichiarati illegittimi dalla sentenza della Corte costituzionale. Chiediamo perciò a tutti i parlamentari di ritrovare la propria dignità e la forza di rappresentare davvero la nazione senza vincolo di mandato, come la Costituzione loro garantisce e impone”.