Una minaccia tossica incombe in questi giorni sulle Canarie. Sono pochi in Italia a sapere che 1.400 tonnellate di carburante (IFO-380: una miscela di gasolio e olio pesante, molto viscosa e tossica) continuano a fuoriuscire dal peschereccio russo Oleg Naydenov, affondato a 2.700 metri di profondità al largo di Gran Canaria. Il peschereccio pirata – in passato già colto sul fatto da Greenpeace – era lungo 120 metri e si è incendiato nel porto di La Luz, a Gran Canaria: le autorità non hanno avuto idea migliore che trainarlo in acque internazionali, dove è poi affondato.

Naturalmente, il carburante stivato continua a fuoriuscire e al momento sono visibili almeno due “chiazze” di carburante (il mare negli ultimi giorni è stato parecchio mosso): una nei pressi del sito dell’affondamento (circa 27 km al largo di Gran Canaria) e una lunga ormai un centinaio di chilometri che si dirige verso sud. Al solito, cominciano a esserci i primi tangibili effetti della marea nera: tartarughe, delfini e uccelli imbrattati e, nonostante la discutibile manovra di “allontanamento”, il catrame comincia ad arrivare sulle spiagge di Gran Canaria e minaccia altre due isole: Tenerife e La Gomera.

Se di tutto questo sapete poco o niente, forse è anche grazie al divieto di sorvolo nell’area emanato dalle autorità spagnole, che si allineano a quelle degli Stati Uniti e del Messico che hanno fatto la stessa cosa, rispettivamente, dopo il disastro della Deepwater Horizon di cinque anni fa e a seguito dell’esplosione della piattaforma di Pemex “Abkatun Alpha dello scorso primo aprile. Avere testimoni della marea nera è scomodo, soprattutto se dovessero scoprire che si usano massicce dosi di “disperdenti” (come il corexit usato per la Deepwater Horizon).

I disperdenti fanno sparire il catrame ma sono incredibilmente tossici. Uno dei componenti del corexit è il 2-butoxyethanol, che – da test in laboratorio – è noto per ridurre la fertilità, aumentare la mortalità degli embrioni e i difetti alla nascita. Ovviamente, il petrolio (e i suoi derivati) non sono molto meno pericolosi, ma i disperdenti servono a far “sparire” le chiazze e quindi a calmare l’opinione pubblica.

Le maree nere sono infatti da sempre oggetto di grande attenzione da parte dei cittadini anche in Italia. Ma della storia della “Abkatun Alpha” (8 morti) e dell’Oleg Naydenov non si parla troppo sui media italiani. Perché? Potrebbe essere un altro elemento di quella “strategia delle trivelle” per cui bisogna evitare di disturbare il manovratore?

La stessa strategia delle trivelle ci ha regalato l’articolo 38 dello “Sblocca Italia”, che ha imposto con un voto di fiducia le trivelle a un Parlamento così poco d’accordo che alla prima occasione si è ribellato, infilando nella legge sugli “Ecoreati” una norma contro le ricerche di idrocarburi con airguns. Guarda caso, proprio per la presenza di questo codicillo, Renzi vuol far saltare il provvedimento, così atteso, contro i reati ambientali. Legge che evidentemente la maggioranza del Parlamento intende approvare così com’è. Perché, per la maggioranza degli italiani, il nostro non è un Paese per fossili. Ma questo, Renzi, non l’ha capito.