A pochi giorni dall’inaugurazione di Expo il Primo maggio, si vedono calcinacci ovunque, tra gru e operai al lavoro. Varcando la soglia di Palazzo Italia, fiore all’occhiello del paese ospitante, ad accoglierci c’è solo la gigantesca struttura, il resto è ancora ‘work in progress’. Gli enormi pannelli sono stati sistemati, e cinque uomini si apprestano a rendere agibile il piano superiore, mentre i servizi igienici sono ancora in fase di realizzazione. “Qua faranno una grande figura di merda. Ti sembra normale che a una settimana dall’inizio sia tutto ancora così?”. Non ha mezze misure, Luca (nome di fantasia), addetto che ci accompagna all’interno del mega cantiere di Expo a Rho. E a guardare l’avanzamento dei lavori le perplessità sono molte. All’esterno dell’enorme stand tricolore, il manto stradale è ancora tutto da asfaltare: “Ci vorrà almeno una settimana”, sentenzia Luca senza incertezze. Passeggiando tra i tanti padiglioni, ci si imbatte in grandi buche rotonde: “Devono ancora piantate gli alberi”, osserva Luca. E mentre passiamo tra le ruspe, amaramente dichiara: “Non ce la faranno mai. Una volta finito, devono portare via tutta la merda che rimane”, dice riferendosi ai troppi materiali di scarto, rifiuti e calcinacci disseminati ovunque. Altra nota dolente, poi, la sicurezza. E’ noto che i collaudi saranno sostituiti da autocertificazioni. “Bisogna solo essere ottimisti e sperare che non crolli nulla”. Perché se il mondo è stato creato in sette giorni, per l’Expo sembrano davvero troppo pochi  di Valerio Lo Muzio