Calato il sipario sulla settimana meneghina del design, rimangono le storie dei titani che hanno fatto da protagonisti. È minuto nel fisico, ma è ancora un gigante d’inventiva: Alessandro Mendini sta al design come la madunnin a Milano. I suoi oggetti, fra cui la Poltrona di Proust, sono esposti nei musei di mezzo mondo. Ha progettato la spettacolare Torre del Paradiso a Hiroshima e le stazioni della metropolitana di Napoli (da visitare come pezzi di museo).

Ottantaquattro primavere portate con leggerezza di spirito, con quell’aria un po’ da mastro Geppetto, nello spazio Zanotta (Piazza del Tricolore, 2) ha tenuto una lectio magistralis su Carlo Mollino, altro big della sperimentazione a tutto campo.

Mollino è stato architetto, designer, ma anche pilota automobilistico e aeronautico. Una sorta di Piccolo Principe dell’utopia visiva. Un vero outsider, ha progettato cose che non si erano mai viste prima nell’architettura moderna. E gli oggetti molliniani, che l’azienda Zanotta da trent’anni continua a rieditare, Mendini li descrive come “barocchismi in movimento, acrobazie futuriste”.

I suoi arredi, prodotti in pezzi unici o in serie limitate, miscelano elementi del modernismo dell’Art Nouveau del Surrealismo e del Futurismo, fondono tecniche artigiane con sperimentazione di nuovi materiali e nuove tecnologie, come il compensato curvato a strati sovrapposti.
Rimane ancora un must il Drago da Passeggio, una scultura in carta pieghettata, corredata di rocchetto per il filo e di libretto di istruzioni per l’uso.

L’artista Carla Milesi, erede del cemento, dall’attività di famiglia ha attinto il suo estro, plasmando un materiale grezzo e ruvido. Creativamente autodidatta la sua prima mostra allo Spazio Sozzani si intitolava dal “Cemento armato al cemento animato”. Poi ha trasportato il cemento al villaggio marocchino Asilah e fatto galleggiare una barca a vela, mentre le sue silhouettes di cemento colorate popolano i giardini del Louvre a Parigi, dove nel frattempo ha trasferito il suo atelier.

Ideatrice di Concreta, un laboratorio di ricerca che lei ha chiama la “serra creativa” dove invita a collaborare Ettore Sottsass, Antonio Citterio e Philippe Starck. E proprio con Starck si ritrova oggi nel Cortile d’onore della Statale (in allestimento fino a fine mese) con Ricciolina, un’eclettica panchina-scultura illuminata da pannelli solari collegati a strip led che la fanno brillare di luce propria.

Io c’ero. Bocca aperta di meraviglia e naso all’insù, mi fa da chaperon, Nadine D’Archemont, soffice nei modi, di quell’eleganza tutta francese dall’eccentricità sottile, curatrice della CLS, studio di architettura e progettazione, che ha inaugurato la nuove sede nella chiesa seicentesca (ovviamente sconsacrata) di San Paolo Converso. Una Factory, come la chiama Nadine, di warholiana memoria, una fucina di nuovi talenti.ì

A dir poco geniali. Sotto un soffitto a volta affrescato si trova la sala riunioni, nella cripta con volta a crociera è stato installato il laboratorio di plastici. Sull’abside si sfogliano i libri della biblioteca. Nella navata della chiesa posteriore, un tempo accessibile solo alle monache di clausura, è stato ricavato un open space per i vari uffici con scrivanie e sedute di puro design. Mi inerpico su una scala in ferro per non dovere storcere il collo e ammirare da vicino, a vari livelli, gli affreschi. Sembra quasi di toccarli.

Intanto piovono dal soffitto allineati posate e flute con effetto cangiante, mentre un gioco di specchi (sono Le Venere Tables che fanno parte dell’installazione “It’s all about meal” di Massimiliano Locatelli) restituisce una mise en place dei dipinti: praticamente l’affresco nel piatto. Mi dice Nadine che durante Expo la chiesa-factory ospiterà performance, installazioni e altro.
Voto pagella Expo: 10 con lode.

Twitter@januaria piromal