Vincere per sognare una finale tutta italiana. Che potrebbe diventare un evento fattibile anche grazie alle regole imposte dall’Uefa: se passano Dnipro e Zenit San Pietroburgo, ucraini e russi non potranno incrociarsi in semifinale. E quindi il derby italiano sarebbe scongiurato. Prima però bisogna archiviare le pratiche Wolfsburg e Dinamo Kiev. Il Napoli, giovedì scorso, si è portato avanti rifilando quattro gol ai tedeschi, dipinti come temibili alla vigilia dopo lo scontro con l’Inter negli ottavi. Ma forse più che far risaltare la loro forza, quel faccia a faccia aveva evidenziato i limiti dei nerazzurri. La squadra di Rafa Benitez ha sottolineato invece tutto il suo potenziale, troppe volte rimasto sulla carta in campionato. Il Napoli è così, capace di serate da big continentale e di magre figure tre giorni dopo a Verona, per esempio. Non è un male assoluto. In questo attimo contingente, ad esempio, la Fiorentina metterebbe la firma per avere le stesse caratteristiche. Sculacciata lunedì proprio dall’Hellas, la viola ha bisogno di una prestazione di livello contro la Dinamo. Il pareggio dell’andata fa pendere la bilancia della qualificazione dal suo lato, ma gli ucraini verranno su all’arrembaggio, coltello in bocca e mulinar di gambe, perché la qualificazione passa per una vittoria o un pareggio con più di un gol. Montella non avrà a disposizione Babacar, che una settimana fa punse all’ultimo respiro con una rovesciata e lunedì si è fatto male. È stata una costante della stagione toscana: appena un giocatore è risultato decisivo, tac, qualcosa s’è rotto. Torna quindi Mario Gomez dal primo assieme a Mohamed Salah, matador di coppa già contro il Tottenham. Al Franchi si annuncia un ambiente caldo per coltivare il sogno semifinale. Sarà un elemento in più da gestire: già contro la Juventus in Coppa Italia i viola si sono sciolti come burro sul più bello.

Di tutt’altro tenore la vigilia a Napoli. Al San Paolo è difficile che si arrivi al tutto esaurito. La società ha ceduto migliaia di biglietti ai bambini delle scuole per rimpolpare le presenze a Fuorigrotta. L’ambiente è un po’ freddino dalla scorsa estate, complice un perenne stato di tensione, e la qualificazione a un passo non aiuta. Nonostante una semifinale europea manchi da ventisei anni e per quanto visto sette giorni fa, se c’è una squadra favorita tra le otto rimaste, quella è il Napoli. Per Benitez re di coppe – a proposito: sa come si rimonta e ha messo in guardia i suoi – e per Higuain, andato a segno già sette volte in Europa League. La qualificazione avvicinerebbe una loro possibile permanenza sotto il Vesuvio. La società di De Laurentiis è a uno snodo cruciale: ha bisogno della Champions per trattenere il Pipita e provare a convincere Rafa. Il tecnico spagnolo ha ammonito ieri in conferenza stampa: “Resto se ci sono i soldi per essere grandi”. Un richiamo alla proprietà e uno sprone a far bene stasera, anche perché il piano-campionato per sbarcare nell’Europa che conta è un po’ complicato. Ancora di più quello della Fiorentina, dove però si vive il tutto con meno tensione. La stagione è positiva, Montella sarà con ogni probabilità in Toscana anche dopo l’estate e il progetto di Della Valle non è arrivato a un punto di rottura come quello di De Laurentiis. Il sogno però è comune, non solo alle due città. Perché azzurri e viola a braccetto verso Varsavia fanno bene al calcio italiano, che dopo la Juventus qualificata mercoledì tra le Fantastiche 4 di Champions vuole piazzare la bandierina anche in Europa League. Per il prestigio e per il riscatto dopo anni di vacche magre, certo. Ma anche per il ranking e per i conti, visto che chi trionfa a Varsavia intascherà la qualificazione alla Champions e poco meno di dieci milioni di premi.

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