A un mese dall’annuncio del cambio di casacca e a meno di 45 giorni dalle elezioni, il Pd sfiducia il suo governatore delle Marche Gian Mario Spacca. Il capogruppo democratico in Regione Mirco Ricci, insieme ai capigruppo del centrosinistra, ha depositato formalmente nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale la richiesta di dimissioni del presidente della giunta, cioè la mozione di sfiducia politica nei confronti di Spacca. Un mese fa il presidente aveva annunciato di ricandidarsi per il terzo mandato con Marche 2020-Area popolare (Ncd-Udc)-Forza Italia, dopo che il Pd gli aveva chiesto un passo indietro e aveva deciso di sostenere al suo posto Luca Ceriscioli.

“Quello di Spacca”, si legge nella richiesta di dimissioni,”è un affronto all’elettorato tutto, non solo quello di centrosinistra che lo ha generosamente eletto, perché mina la credibilità della politica tutta, non solo la sua”. A firmare la mozione quasi tutti i consiglieri eletti nelle liste che sostennero spacca nel 2010: Alleanza per l’Italia, Alleanza riformista, Idv, Verdi, Liste Civiche Marche, Unione di Centro. La decisione arriva però molto tempo dopo l’annuncio del governatore di cambiare campo: “Abbiamo atteso a lungo prima di esprimere questa volontà”, spiegano i consiglieri. “Abbiamo atteso pazientemente che venissero approvati gli atti fondamentali per non compromettere gli interessi prioritari dei marchigiani: la variazione di bilancio, la proposta di riordino delle Province, l’allocazione delle risorse dei fondi europei, la modifica allo Statuto regionale. Oggi a meno di 45 giorni dal voto, la Regione è in regime di ordinaria amministrazione e non si possono più approvare atti importanti. Nulla è a rischio’’.

Il candidato di centrodestra invece continua a respingere le accuse. “E’ il Pd che ha tradito, offeso e continua ad offendere i cittadini anche in queste ore”, ha detto. “I suoi attuali dirigenti sono i veri traditori degli elettori, dopo aver abbandonato e sancito la fine di un serio progetto di buongoverno per le Marche. Continueremo l’azione di governo. Con ostinata ossessione, e ben quattro pronunciamenti formali negativi da oltre un anno i dirigenti del Pd si oppongono al proseguimento di un’esperienza di collaborazione della sinistra con il mondo moderato e dei ceti medi produttivi durata da oltre un decennio, tradendo l’ambizione di unire la cultura popolare e cattolica con quella progressista”.