L’aprile cinematografico si è aperto con ‘Ameluk’, dal numeroso cast tra cui Rosanna Banfi. Ma l’attrice barese per ‘Le Frise Ignoranti’ porta con sé anche quell’icona di suo padre Lino. Entrambi ambientati nella Puglia di oggi tra gag gastronomiche, guai sentimentali, combattute convivenze interreligiose e storie d’amicizia. Leggerezza e comicità popolari per due commedie regionali non perfette, ma godibili

FRISENella ridente Bitonto è ambientato l’esordio dietro la macchina da presa di Mimmo Mancini. Un musulmano inserito a fatica tra piccoli e grandi provincialismi nostrani che durante la processione del Venerdì Santo si ritrova a sostituire il Gesù che dovrà portare la Croce. Una caratterizzazione quella dell’infortunato parrucchiere di Paolo Sassanelli troppo irresistibile per essere confinata soltanto ad apertura e chiusura del film. La tarantella di macchiette su certe paesanità a confronto con l’Islam fanno dell’intolleranza motivo di sorriso leggero dove con le ossa rotte esce fuori la nostra atavica grettezza e trova spazio la riflessione su una pacifica convivenza religiosa. Visto il fedele islamico portare la croce di Ameluk verrebbe da pensare: “Dopo tutto anche un musulmano è un povero Cristo come un altro”. E in effetti il placido Jusuf, sposato con una donna pugliese e membro acquisito malvisto di una famiglia che confonde islamismo con buddismo e mormoni, dovrà vedersela non solo con il campanilismo dei concittadini, ma anche con un sindaco destrorso e razzista impersonato proprio da Mancini. Rosanna Banfi, acerrima suocera del protagonista, incarna il lato oscuro della donna attaccata con mani e piedi alla sicurezza economica della figlia e al buon nome della famiglia. I loro sono di quei personaggi corrosivi, irriverenti o un po’ guasconi che nella tradizione offrono sempre controparti fondamentali alle gag. La grande commedia all’italiana ne è costellata. Ci sono tutte le tensioni giuste per un plot esplosivo ma rispettoso delle religioni. Questo tratto non da poco è uno di quelli fondamentali del film.

Invece nel lavoro di Antonello De Leo e Pietro Loprieno uno sgangherato gruppo musicale barese, Le Frise Ignoranti che titolano il film, quattro amici si ritrovano per le strade del Tacco d’Italia tra la ricerca del padre di uno di loro, tradimenti, nuovi amori, una setta di nobilastri borbonici e tante situazioni comiche più e meno riuscite. La Banfi qui ha un piccolo ruolo molto più delicato, decisamente il lato buono della tipizzazione femminile di cui sopra, ma svettano in comicità un Lino Banfi anti-garibaldino, lo smarrito Francesco Pannofino con inedita parlata barese – non solo tutto da ridere nel ruolo di padre malato di gioco d’azzardo – e l’ottimo caratterista Dario Bandiera, che con quell’asso piglia tutto del suo umorismo siculo contagia sempre il pubblico. Proprio Lino Banfi regala con il suo cameo il momento più grottesco e inaspettato di un film fondamentalmente alla ricerca di risate più di pancia che di testa. Dalla band invece spicca la felice novità di Nicola Nocella, per l’occasione in un ruolo da godereccio John Belushi alle cime di rapa. Un attor comico pingue e vincente che se valorizzato anche dai prossimi registi e più affiancato da spalle forti come Pannofino, Banfi e Bandiera potrebbe dare molto alla commedia di casa nostra.

Le risate non mancano in entrambi i Made in Puglia, non poche e neanche a denti stretti. L’Apulia film Commission, che vedrà a giorni la presentazione al Festival di Cannes del Racconto dei Racconti di Matteo Garrone, attraversa un periodo molto positivo. E anche se la distribuzione di opere non blasonate fatica nel trovare spazio nelle sale, le commedie pugliesi funzionano nell’alleggerire lo spettatore durante quelle due orette di visione e sketch. Soprattutto Ameluk ha un soggetto con le potenzialità da grande classico, ma lievita in una sceneggiatura che alterna momenti di divertimento con molti alti, pochi bassi e qualche buco narrativo. Mancini ha fatto un gran lavoro d’attore. Il suo istrionico cattivo dalla comicità corrosiva e strafottente lo interpreta a tutto campo, ma forse a discapito della regia. Uno script così pieno di personaggi e scene a incastro esigeva una totalità della dedizione anche dietro la cinepresa, e forse la scelta dolorosa di rinunciare a uno dei due ruoli.