Stime sul gettito fiscale che rischiano di rivelarsi “sovradimensionate“, margini di manovra “ridotti” e basati su “componenti incerte”, quadro macroeconomico eccessivamente “ottimistico” considerati i rilevanti “fattori di incertezza” per la situazione della Grecia. Infine, pesanti dubbi sul favoleggiato “tesoretto, cioè la differenza tra il deficit tendenziale (previsto al 2,5%) e quello programmatico (al 2,6%): sarebbe “prematuro” utilizzarloin questa fase “reputandolo già acquisito”. Sono i rilievi di Corte dei Conti, Bankitalia e Ufficio parlamentare di bilancio sul Documento di economia e finanza varato dal governo, su cui nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato sono in corso audizioni.

Il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri ha evidenziato per prima cosa che “il quadro macroeconomico tendenziale per gli anni 2016 – 2019” è “ottimistico“. valutazione condivisa da via Nazionale, secondo cui lo scenario è “plausibile” ma “non esente da rischi a breve termine” visto che i miglioramenti della fiducia “devono consolidarsi e l’incertezza sull’esito delle trattative sul programma di aggiustamento del governo greco resta elevata e può indurre volatilità nelle condizioni finanziarie”.

In questo quadro, ha detto il primo magistrato contabile, “le stime di gettito fiscale” indicate nel documento “potrebbero risultare sovradimensionate” e diversi “elementi” inducono a evidenziare la possibilità di “un andamento delle entrate più debole di quanto atteso”. “Nel caso delle imposte dirette e dei contributi, la nuova stima incorpora un’ipotesi di maggiore elasticità rispetto alle dinamiche del Pil nominale, tanto che, rispetto alle precedenti valutazioni programmatiche la quota sul prodotto di queste due voci risulta in aumento di tre decimi di punto nel 2015 e di mezzo punto nel 2017″, ha spiegato Squitieri. “Una simile assunzione potrebbe mancare di concretizzarsi, rivelando un andamento delle entrate più debole. Altri elementi, esaminati in seguito, inducono a ritenere che le stime di gettito fiscale indicate nel Def potrebbero risultare sovradimensionate“. Serve poi “prudenza”, come i giudici contabili avevano peraltro già evidenziato in un rapporto al Parlamento, nel calcolare gli effetti della lotta all’evasione fiscale, “la cui efficacia è rilevabile solo a consuntivo”.

Tenendo conto di questa avvertenza è evidente che i margini di manovra trovati dall’esecutivo, il cosiddetto tesoretto appunto, ”richiedono cautela” perché si basano su un insieme di “componenti incerte”. Di conseguenza, “le risorse ancorché esigue che dovessero derivare da un miglioramento dei saldi dovrebbero essere conservate” per “rafforzare il processo di riforma“. Posizione simile quella espressa dalla Banca d’Italia, il cui vicedirettore generale Luigi Federico Signorini ha affermato che “in linea di principio appare opportuno che un andamento tendenziale del saldo migliore delle attese, peraltro dovuto interamente alla minore spesa per interessi, sia utilizzato per accelerare il riequilibrio della finanza pubblica. Fissare gli obiettivi di bilancio in termini di variazioni del saldo strutturale consente di neutralizzare gli effetti di cambiamenti nelle previsioni, dando maggiore certezza al percorso verso il riequilibrio“. Tradotto: no a regali elettorali. Se davvero a fine anno l’indebitamento tendenziale sarà confermato al 2,5% contro il 2,6% concordato con Bruxelles, la differenza andrà utilizzata per ridurre il debito e non per misure estemporanee, pure se si trattasse di destinare quelle risorse al welfare come ventilato dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

A sbarrare la strada all’ipotesi di distribuire gli 1,6 miliardi di “bonusDef” è per altro anche l’Ufficio parlamentare di bilancio: per il presidente Giuseppe Pisauro “suscita forte perplessità” l’intenzione del governo di utilizzarlo, visto che “in questa fase dell’anno ancora non si conosce l’andamento del saldo e della prima rata di acconto dell’autotassazione”. Se non fosse chiaro, ha ribadito l’economista esperto di politica fiscale, “una decisione presa ad aprile di ‘spendere’ nell’anno corrente l’effetto del miglioramento del quadro macro rispetto alla previsione dell’autunno precedente, senza attendere prima che tale miglioramento si materializzi, sembra contraria a considerazioni di prudenza”.