Tantissimi anni fa, agli inizi degli anni Novanta, ho avuto il piacere di vedere un documentario- intervista a un grande poeta israeliano, Avoth Yesurun.

Il poeta era di origine polacca, arrivato in Palestina nel 1925 avendo lasciato la sua famiglia, madre, padre fratelli e sorelle, nel paese natale. La famiglia venne sterminata durante la Seconda Guerra Mondiale per mano dei nazisti e l’intervistatore chiese all’anziano poeta se lui odiasse i tedeschi. Yeshurun lo guardò e disse: “Odio? Che tipo di mattone è l’odio? Cosa si può costruire con l’odio?” E aggiunse: “Chiedo scusa, ma non ho il talento di odiare”.

Nel corso dell’ultimo anno mi sono tornate in mente queste frasi vedendo con quale mattone Matteo Salvini ha deciso di costruire la sua carriera politica nazionale. Il giovane e iperattivo leader della Lega sceglie i suoi viaggi politici sulla base della provocazione e dell’odio. Va nei campi rom per dichiarare che bisogna raderli al suolo (per ora i campi, non i rom), va nel Sud d’Italia per fondare l’ossimoro politico “La Lega del Sud”, con Salvini leader. Chi crede nell’onestà politica o emotiva di questo lombardo deve ricordare la sua esibizione di alcuni anni fa con una birra media in mano in una canzone antinapoletana come poche.

Salvini, che fino a ieri amava solo la Padania e odiava Roma, la Calabria e la Sicilia, adesso ha scoperto l’Italia e vorrebbe anche governarla, perciò chiede ai suoi elettori di dimenticare oggi l’odio di ieri. La Lega di Bossi, per chi non lo ricordasse, suggeriva, prima dell’Isis e dei barconi, di bombardare le navi dei profughi. Suppongo per amore della Padania e anche dell’Italia.

Le ricette del partito di Salvini, di cui uno dei leader dava della scimmia a un ministro italiano (ministro donna, con gli uomini la Lega si comporta con più rispetto), sono sempre le stesse: l’odio come pietra miliare di ogni discorso politico. Facciamo un inventario: si odia l’Europa, si odia l’euro, si odiano i meridionali, si odiano gli extracomunitari, si odiano i rom, si odiano i profughi morti in mare, si odia Roma capitale, si odia il tricolore – con esso Bossi voleva fare cose che nessun ministro europeo penserebbe di fare con la bandiera del proprio Stato.

Matteo Salvini nel panorama italiano non è uno stravagante uomo politico, in un passato non lontano la legge dell’immigrazione italiana è stata scritta da uno xenofobo dichiarato e da un post fascista. Nel futuro politico italiano un personaggio come questo giovane padano-italiano-leghista può facilmente diventare ministro di un dicastero importante, basta un fallimento delle riforme o una devastante crisi economica italiana che Salvini cavalcherà.

Può sembrare un copione di fantascienza, ma nell’Italia berlusconiana Maroni, con il fazzoletto e la cravatta verde, è stato ministro degli Interni, mentre Bossi che urlava “devolution!” un giorno sì e un giorno no, è stato ministro per le Riforme.

In conclusione, come israeliano e come ebreo, mi sono chiesto in questi mesi, se Salvini come la famiglia Le Pen da lui così amata (il padre in queste settimane si è rivelato essere anche un vecchio negazionista), sia anche antisemita. Non mi sono fatto ancora un’idea precisa, mi pare che in questo caso gli manchi la materia prima, gli ebrei padani.