Il campo devastato, le minacce ai giocatori, il sequestro di un piccolo arsenale che avrebbe dovuto trasformare una partita nell’ennesima guerriglia. E poi due curve che regalano una serata di civiltà e cultura sportiva: mentre Inter e Milan rappresentano plasticamente la crisi del calcio italiano con uno scialbo 0-0, l’unico spettacolo è stato sugli spalti, dove gli ultras hanno celebrato con le loro coreografie il passato glorioso di una città che al calcio italiano ha dato tanto e oggi è relegata a periferia del pallone.

Il derby di Milano è una luce in fondo al tunnel del weekend più nero della stagione per gli stadi italiani. La settimana era stata caratterizzata dalle polemiche fra gli ultras della Roma e il presidente James Pallotta, che aveva affermato di “volersi sbarazzare di chi non si comporta da tifoso”. Parole a cui erano seguite grandi contestazioni da parte di frange del tifo organizzato. Quasi ad avallare la presa di posizione del numero uno giallorosso, negli ultimi giorni è successo praticamente di tutto, da nord a sud della Penisola, senza distinzioni geografiche o di categoria. Mentre in Serie B a Varese un “raid” degli ultras devastava lo stadio Ossola al punto di causare il rinvio della partita contro l’Avellino, in Serie A a Cagliari andava in scena l’ennesimo confronto intimidatorio fra tifosi e giocatori. Mentre a Roma il ministro Alfano annunciava l’identificazione di quattro tifosi romanisti responsabili degli striscioni contro la madre di Ciro Esposito, a pochi chilometri di distanza (a Terni) venivano sequestrate armi e arrestati o denunciati tifosi.

Materiale esplosivo, sassi, mazze, picconi, martelli: TernanaPerugia, il derby dell’Umbria, poteva essere una guerra. Per fortuna stavolta le forze dell’ordine sono riuscite a prevenire il disastro. Poi è arrivato il derby di Milano. Il derby dei tifosi. Atteso in città per una settimana con sfottò al bar o battutine sul posto di lavoro. Accolto con un tutto esaurito di San Siro (oltre 80mila persone allo stadio), come ai tempi d’oro di Bergomi e Baresi. Accompagnato da applausi e incitamenti per novanta minuti, e senza fischi allo scadere del match. Nonostante le squadre abbiano fatto ben poco per accontentare il loro pubblico.

C’erano tutte le premesse perché la partita (brutta) si trasformasse nell’ennesimo momento di contestazione (magari violenta) da parte degli ultrà; o quantomeno andasse disertata per naturale disamoramento. Invece è successo esattamente l’opposto: sono stati proprio i tifosi a riscattare uno dei derby, per posta in palio e qualità di gioco espressa, peggiori di sempre. Il duomo, il Castello sforzesco, la basilica di Sant’Ambrogio, le parole di Alessandro Manzoni e dei Promessi Sposi: cultura e orgoglio nelle coreografie (evidentemente coordinate) che hanno accompagnato l’ingresso dei calciatori in campo. La rivalità degli ultras può anche essere occasione di dialogo e non tensione, di spettacolo e non violenza. È questa la lezione del derby di Milano. Che almeno sugli spalti non è stato in tono minore.

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