Quando nacque la Comunità europea, l’obiettivo era di eliminare per sempre le guerre fratricide, soprattutto tra Germania e Francia. Un obiettivo raggiunto e sempre più allargato all’Occidente e poi anche all’Europa Orientale, dopo l’assestamento nel primo periodo post comunista. Oggi però assomiglia sempre più ad una pax augustea dai confini sempre più insidiati.

L’ultima strage del Mediterraneo, diventato ormai una tomba d’acqua per un numero impressionante di disperati, non può lasciare l’Unione Europea indifferente al continuo massacro. L’Europa rimane un faro che risplende nonostante la crisi, circondato com’è da paesi in cui la notte scura della guerra e del caos ha ridotto alla disperazione più assoluta centinaia di migliaia, ma direi verosimilmente, milioni di persone. Molti di questi, per motivi religiosi, per motivi politici o semplicemente per necessità di sopravvivenza, finiscono nelle mani di scafisti senza scrupoli che imbottiscono barconi di esseri umani non diversamente dalle navi negriere spagnole o inglesi dei secoli scorsi. Non è un caso che per ritrovare una simile sciagura in mare di un barcone di migranti si debba riandare al cargo pieno di italiani naufragato sulle coste dell’Argentina agli inizi del secolo scorso.

Dopo questo naufragio le parole di cordoglio, di rabbia, di tristezza, risuonano ormai solamente ipocrite, di chi, citando De André, “…si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità..”. Non c’è più spazio per tutto ciò, se a fronte di belle parole e ricami verbali si assiste all’effettivo disimpegno dell’Europa nel Mediterraneo e nel Nord Africa.

Abbiamo bisogno, noi tutti europei, di ritrovare lo spirito che segnò la nascita della nostra Comunità, quella propensione alla pace e alla collaborazione tra popoli. Anche se oggi le guerre non si combattono nei nostri paesi, le vittime stanno raggiungendo le nostre coste e l’eco di quegli scontri coinvolgono tutti noi, quotidianamente. Se l’Europa sarà solo attenta a far quadrare i conti interni e a chiudersi nel suo isolamento di fronte alla miseria di chi sta solo pochi chilometri a sud dei suoi confini, rischia di diventare una moderna Maria Antonietta che invita chi non ha il pane a mangiare brioche, perdendo al contempo terreno anche nelle menti e nei cuori degli europei. Ho sentito Gentiloni parlare a Bruxelles con lingua chiara, non biforcuta, l’Italia scuote l’Europa, non è troppo tardi; dopo le lacrime è tempo per le decisioni.

È il momento per un nuovo patto tra paesi del Mediterraneo, che unisca i paesi nella lotta alla povertà e al terrorismo, cercando assieme le soluzioni per bloccare i barconi e chi senza scrupoli ammassa uomini, donne e bambini in viaggi della speranza sempre più tragici. Almeno così non saranno morti invano.