Il coraggio non manca certo a questa nostra classe politica. Banalità e castronerie presentate come innovazioni rivoluzionarie sono all’ordine del giorno, non c’è bisogno di ricorrere al caso della legge elettorale, o all’ultimo scivolone del Premier che aveva presentato come “un’operazione fantastica” la cessione di Indesit a Whirlpool che oggi scopriamo risolversi in 1350 licenziamenti. Anche il ministro Dario Franceschini non è da meno e nella corsa a chi la spara più grossa ha dichiarato che ristrutturerà il Colosseo in barba ai ‘conservatori’ e che con i soldi guadagnati dalle iniziative che poi potrà organizzare (tremate!) risistemerà tutta l’area circostante.

Chi gli crede è bravo, tuttavia c’è qualcosa di più inquietante nel comportamento del ministro dei Beni Culturali. Domanda: il saccheggio dell’Arena di Verona rientra nel programma di ristrutturazione del Colosseo? Già perché in attesa dei miracoli romani, l’unica cosa certa sono alcune recenti decisioni del ministro relative all’Arena di Verona (l’anfiteatro romano meglio conservato al mondo) che vanno proprio nella direzione di un utilizzo selvaggio del grande anfiteatro, che da 93 anni ospita quella che era la più prestigiosa stagione lirica estiva, conosciuta in tutto il mondo.

Non serve essere specialisti di arte per capirlo. Né intendo eccepire sulla questione dell’utilizzo del Colosseo, anche se certe proposte che abbiamo sentito (una bella partita di calcio!) hanno ridotto drasticamente gli anticoagulanti nel sangue. Altri ne diranno più autorevolmente. Ma tutti sanno che l’utilizzo di questi monumenti storici è la prima forma di conservazione del bene inestimabile che rappresentano. E con l’Arena di Verona il ministro Franceschini, d’intesa con il sindaco di Verona Tosi e il Pd locale c’è andato giù pesante.

La storia sarebbe troppo lunga da raccontare, ma in estrema sintesi, bisogna ricordare il nome di una società appositamente creata anni orsono (Arena Extra), interamente controllata dalla Fondazione Arena di Verona, per gestire gli eventi extra-lirici nell’anfiteatro romano, sulla quale inutilmente aveva messo l’accento anche la stampa. Società che non ha dato grande prova di sé sul piano artistico, limitandosi ad organizzare rumorosissimi concerti pop-rock di seconda fila ed eventi paralirici presentati da Antonella Clerici. Sul piano economico poi il suo contributo è stato ancora più scarso se i conti dell’Arena (ex Ente Lirico) sono in rosso per una cifra ancora non quantificata che oscilla tra i 30 e i 50 milioni e gli spettatori sono scappati (50% di biglietti invenduti).

Abbreviando la lista dei cahiers de doléances (qualità degli spettacoli, sfacciati artifici di bilancio, iniziative collaterali in pesante perdita, compensi ingiustificati e perfino l’interruzione della fornitura dell’energia elettrica per morosità) con il silenzio assenso del Direttore Generale del MiBACT Salvatore Nastasi, l’Arena di Verona è riuscita a pregiudicare negli ultimi anni una fama costruita in decenni, da Maria Callas, che qui esordì in poi.

E mentre l’ideatore dell’utilizzo dell’Arena per finalità liriche, il grande tenore Giovanni Zenatello, si rivoltava nella tomba, con il finire dell’anno scorso si è presentata la possibilità di dare una svolta a questo autentico saccheggio dell’Arena di Verona. La legge, con l’introduzione di una nuova normativa, imponeva il rinnovo delle massime cariche delle Fondazioni Liriche, assegnando al ministro la nomina dei sovrintendenti. Una speranza per molti, che confidavano nella serietà dei rottamatori e speravano, che come era sotto gli occhi di tutti, i responsabili di un declino così evidente, di bilanci così in rosso, sarebbero stati finalmente sostituiti da qualche professionista capace, magari di livello internazionale, in grado di restituire all’Arena lo splendore di un tempo.

Niente da fare, sogni vuoti. Nonostante gli appelli anche espliciti che da più parti erano stati direttamente rivolti al ministro. Evidentemente all’interno di uno scellerato patto preelettorale con il sindaco di Verona Tosi (ora schierato vicino ad Alessandra Moretti e solito mettere alle massime cariche cittadine suoi uomini fidati indipendentemente dalle capacità e dalla professionalità), il ministro Franceschini non ha trovato nulla di meglio che confermare quello stesso Sovrintendente che così alta prova aveva dato delle sue capacità. Chi c’è infatti di più idoneo a ricoprire una carica di uno che ha ampiamente dimostrato di non essere capace?

Proclami, promesse e bei discorsi sono gratis, i fatti poi sono un’altra cosa. Per il Colosseo vedremo come andrà a finire. Intanto con l’Arena siamo alle ultime battute e il rischio è quello che i grandi spettacoli lirici scompaiano definitivamente per lasciare posto a rappresentazioni senza cultura e con ancor meno denari. Resta una domanda, forse ingenua: “Scusi Ministro, ma che senso ha parlare del Colosseo, mentre Lei sta distruggendo l’Arena di Verona?”