La situazione nel nostro Mar Mediterraneo, in questi giorni, ha subito una decisa escalation. Meglio, una collezione di fatti che si sono succeduti, alcuni di questi ancora non chiari, evidenzia una drammatizzazione degli eventi assai preoccupante.

Gli scafisti sparano. Non è a prima volta che succede ma la determinazione degli scafisti a recuperare i mezzi, dopo che sono stati liberati dai clandestini, sembra aumentare decisamente: la prassi della minaccia armata si diffonde. Questo significa una possibile scarsità di mezzi sulle coste libiche a fronte di un traffico lucroso che attende, ma anche significa la percezione di una impunità dei trafficanti di fronte ai “controllori” istituzionali che mette ulteriormente in crisi la serietà della missione nel Mediterraneo.

Cristiani a mare. E’ tutta da chiarire la questione che riguarda una dozzina di clandestini cristiani buttati a mare, a seguito di una discussione, dai loro compagni di barcone di fede islamica. Il racconto aggiunge che altri si sarebbero salvati facendo una catena umana tra loro: in sostanza resistenza “di peso”, passiva. Tante cose da chiarire, a cominciare dal fatto che sembra emergere una maggioranza passiva che non avrebbe reagito, se non “facendo peso”. Strano. Ma certo se si trattasse di un conflitto nato per ragioni religiose, il quadro sarebbe ancora più preoccupante, rendendo evidente la presenza di islamisti sui barconi: finora solo una probabile possibilità.

Airone sequestrato. Ultima è la faccenda del peschereccio di Marsala, Airone, sequestrato dai libici, scappato grazie alla reazione dei suoi uomini e recuperato da una motovedetta italiana. La questione della numerosità di miglia che definisco il limite delle acqua territoriali e internazionali è vecchia. E non è neppure quella centrale in questa vicenda. Di interessante è l’intervento di un incerto rimorchiatore militare libico che intercetta un peschereccio per condurlo a Misurata: tutto questa in un clima di assoluta “incapacità” apparente e mancanza di controllo delle coste libiche rispetto ai trafficati di esseri umani… a meno che, sembra, non siano pescatori italiani.

Le cose nel Mediterraneo cambiano. Questi e altri eventi delle ultime settimane mostrano un rapido mutamento e una pericolosa tendenza delle faccende mediterranee, che girano intorno al traffico dei migranti, che sottolineano la criminale assenza di ogni politica europea e un dibattito politico impantanato tra due poli che da soli non possono più reggere: una missione di pura assistenza ai migranti non è sostenibile; una missione di respingimento in mare non è sostenibile. Gli eventi mettono in evidenza la relazione forte tra traffico di esseri umani, trafficanti decisi a mantenere il controllo, islamismo radicale e Stati falliti che promuovono i loro interessi. Tutti questi fattori (e attori) devono essere considerati per ridefinire tipologia, obiettivi e conseguenti regole di ingaggio delle operazioni da condurre nel Mar Mediterraneo.