Non è ancora scritta la parola fine sul caso di San Lazzaro, il comune del bolognese dove il sindaco anti cemento Isabella Conti ha detto no alla realizzazione di una new town nuova di zecca, nella frazione di Idice, un’area verde della città. Alcune aziende della cordata che avrebbe dovuto costruire gli oltre 580 alloggi hanno deciso di rivolgersi al Tar. E in questi giorni hanno depositato il ricorso contro la decisione dell’amministrazione comunale di togliere i diritti edificatori in quel perimetro.

La firma è ancora fresca d’inchiostro. Ed è stata messa a pochi giorni dalla scadenza dei termini, considerando che lo stop definitivo alla cittadella era arrivato il 12 febbraio, con il voto del consiglio comunale a favore della decadenza del Piano operativo comunale, e che la legge prevede 60 giorni di tempo dalla pubblicazione del testo per fare ricorso.

Nella cordata che avrebbe dovuto occuparsi dei lavori ci sono colossi della cooperazione e del mattone come Coop costruzioni e la Cesi (fallita), ma anche l’Astrale srl, la Palazzi srl, la Granulati Bologna, la Dipierri immobiliari e costruzioni, e le Industrie Laterizi Brunori. Soggetti che con il voto del consiglio comunale hanno visto andare in fumo un affare sostanzioso, un’operazione immobiliare che poteva valere dai 120 ai 150 milioni di euro. Anche per questo gli avvertimenti e le minacce di passare alle vie legali, espressi nei giorni precedenti alla discussione in consiglio, si sono trasformate in qualcosa di più concreto, e la questione tra poco potrebbe finire nelle aule di tribunale.

Del resto il rischio di una causa era stato preso in considerazione fin dall’inizio anche dal sindaco Conti. “Non temiamo più nulla. Abbiamo agito legittimamente, seguendo un iter rigoroso e preciso”, aveva assicurato pochi minuti dopo il voto in aula. Il progetto del mega polo residenziale, approvato dall’amministrazione precedente, era stato bloccato per la prima volta nel novembre scorso dalla nuova giunta, per via delle mancate fideiussioni. Da allora il clima tra i costruttori e il giovane sindaco renziano non si è mai rasserenato. Nemmeno dopo il clamore mediatico suscitato dalle denunce di Conti, che ai carabinieri ha raccontato di pressioni ricevute da imprenditori ed esponenti politici, per convicerla a tornare sui suoi passi e a non ostacolare le ruspe.

In questi due mesi, però, alcune tra le aziende coinvolte hanno sperato di riallacciare il dialogo. E di discutere le possibili alternative dopo la cancellazione del progetto di Idice, passando dalle vie amministrative e non dalle aule dei tribunali. Ma l’incontro con il sindaco non c’è mai stato. Da qui la scelta del ricorso, per “tutelare i propri interessi”.