fugadabisanzioSono passati trent’anni da quando il premio Nobel Iosif Brodskij pubblicava su New Yorker un intenso e sconsolato saggio narrativo, ‘Flight from Bizantyum’ (Fuga da Bisanzio), dove sovrapponeva i disastri di due “orienti”: quello musulmano e quello russo. Le inquietudini attuali si dividono proprio tra questi due fronti – imprese efferate dei terroristi islamici e guerra in Ucraina, fomentata dal Cremlino -, ma allora un eventuale collegamento risultava meno evidente.

“La mia terra natale – scrive il poeta pietroburghese – non è forse diventata un impero ottomano – per estensione, per potenza militare, per la minaccia che rappresenta agli occhi del mondo occidentale? Non siamo arrivati sotto le mura di Vienna?” Si trattava dell’Unione Sovietica – essendo nato Brodskij a Leningrado nel ’40… La Perestrojka, che sarà lanciata nell’86, un anno dopo l’uscita dell’articolo, sembrava smentire la visione della Russia come irredimibile monocrazia imperialista. Dopo Gorbacev e l’etilista Eltsin ecco però arrivare Putin.

Brodskij citava una famosa frase di Stalin, impressa nella memoria dei russi e riportata sui siti internet di aforismi in cirillico: “Da noi nessuno è insostituibile”. Era l’ironico eufemismo con cui il dittatore, detto anche Koba, si riferiva alle epurazioni di massa. Colpi alla nuca alla Lubjanka, biglietti di sola andata per Magadan. Brodskij connette l’aforisma a un episodio della storia turca: la castrazione di un figliastro del sultano. Perdendo gli attributi, il bambino non avrebbe potuto concorrere alla successione. Anche se tra i proverbiali mille mestieri aveva fatto il sezionatore di cadaveri in una morgue sulla Neva, a Brodskij quel diamoci-un-taglio resta impresso.

Attraverso il Mar Nero – la Crimea dunque, sempre la Crimea! – prima il cristianesimo bizantino poi l’islam turco hanno imbevuto il principato di Moscovia di autoritarismo militarizzato e crudeltà asiatica. A distanza di sicurezza da ogni rinascimento o illuminismo. Bisanzio-Istanbul, la seconda Roma. Mosca, la terza Roma: “Se Ad Atene Socrate poteva essere processato pubblicamente e poteva pronunciare interi discorsi – tre discorsi! – in propria difesa, a Isfahan, mettiamo, o a Bagdad, un Socrate sarebbe stato impalato, seduta stante, impalato o flagellato, e tutto sarebbe finito lì. Non ci sarebbero stati dialoghi platonici, né neoplatonismo, niente: infatti non ci furono. Ci sarebbe stato solamente il monologo del Corano: infatti ci fu. Bisanzio era un ponte verso l’Asia, ma il traffico che lo attraversava fluiva nella direzione opposta”.

I nessi sono svariati, come i prestiti linguistici: “È sufficiente, perciò, dare un’occhiata al dizionario e scoprire che katorga (lavoro forzato) è un’altra parola turca”. E così: “Un fatto è certo: a qualunque estremo possa arrivare la nostra idealizzazione dell’Oriente, non riusciremo mai ad attribuirgli la minima parvenza di democrazia”. Per Oriente Brodskij intendeva anche l’Europa Orientale. Cioè la Russia. Non l’Est Europa post-asburgico, in cui si riconosce l’Ucraina indipendentista e anti-russa. Galizia, Bukovina… Teniamo presente che sapeva il polacco e traduceva la Szymborska. Per il resto: Istanbul o Isfahan fa lo stesso.

Dopo avere letto ‘Fuga da Bisanzio’ si ha l’impressione che il quadro si semplifichi. Le notizie che arrivano dal confine russo-ucraino e quelle che provengono dalla mobile frontiera jihadista hanno un comune denominatore dispotico. E un evento drammatico riflette questo gioco di specchi messo in scena dal poeta dissidente sepolto sull’isola di San Michele. Ed è l’omicidio di Boris Nemtsov. L’arresto dei ceceni farebbe credere che sia dovuto alle dichiarazioni dell’oppositore di Putin in difesa di Charlie Hebdo. Vedi alla voce fondamentalismo. Si tenta di tenere separati i due “orienti”… Ma il dossier che Nemtsov stava preparando sui legami tra Mosca e i combattenti filo-russi in Ucraina proietta l’ombra di Putin. Detto anche Vova. Koba o Vova che sia: nessuno è insostituibile. Tantomeno un oppositore.

Brodskij nell’incipit del pezzo invita il lettore allo scetticismo. Anche se usa il condizionale ed è più sofisticato, a tratti può ricordare la Fallaci: “Il delirio e l’orrore dell’Est. La catastrofe polverosa dell’Asia. Verde soltanto sulla bandiera del Profeta. Qui nulla cresce tranne i baffi. Contrassegni salienti di questa parte di mondo: occhi neri, barba dilagante, già ricresciuta prima di cena. Braci di falò spente con getti di orina”. Ma niente rabbia, niente orgoglio, solo rassegnazione. Per citare un altro titolo brodskijano (sempre Adelphi): ‘Fondamenta degli incurabili’.

Il Fatto Quotidiano, 10 aprile 2015