“L’Italia dovrebbe essere uno Stato laico, ma fino a quando la politica sarà dominata dal populismo non sarà possibile, perché si rischierebbe di perdere il consenso”. Roberto Escobar, filosofo e critico cinematografico, lancia una dura critica nei confronti dei leader dei partiti che governano e hanno governato il Paese, rei di aver sacrificato i principi della laicità per questioni di voti. Sarà una delle riflessioni che il docente dell’Università degli studi di Milano affronterà insieme ad altri ospiti durante le “Giornate della laicità” in programma a Reggio Emilia il 18 e il 19 aprile.

Titolo della sesta edizione del festival, che avrà un’anteprima venerdì 17, è “Liberi di scegliere. Una nuova stagione di diritti civili e di libertà”, che a quarant’anni dalle prime conquiste della società civile come il divorzio e l’autodeterminazione della donna in materia di aborto, rappresenta anche un interrogativo sul presente e sul futuro della laicità intorno a cui verteranno i dibattiti organizzati da Iniziativa Laica in collaborazione con Arci Reggio Emilia, Politeia – Centro per la ricerca e la formazione in politica ed etica – e Fondazione Critica Liberale. A ragionare di diritti costituzionali, rapporto tra scienza e etica, matrimonio e coppie di fatto, saranno importanti intellettuali italiani tra cui il docente di bioetica Alberto Corbellini, lo scienziato Michele De Luca, Carlo Flamigni, esperto di fisiopatologia della produzione umana e padre  della fecondazione assistita, e Carlo Pontesilli, fiscalista ed esperto di questioni vaticane.

Nel suo incontro del 18 aprile Escobar, insieme al sociologo Pierfranco Pellizzetti, parlerà di “Ri-Costituzione laica”, affrontando il significato della laicità e della sua applicazione nei diritti fondamentali della società democratica moderna. “La laicità è una questione che va al di là della religione, ma che riguarda la sfera pubblica e i diritti dei singoli – spiega il docente – Nella politica il laico confronta la propria opinione con quella degli altri. Una Chiesa che interviene continuamente nella cultura contrasta fortemente con la laicità”.

L’Italia si può definire uno Stato laico?
No, l’Italia non lo è e non lo è mai stata perché i Patti Lateranensi hanno stabilito una gerarchia teocratica nel proprio ordinamento politico. Questo anche oggi consente a una religione di avere privilegi che altre non hanno, come le ore di insegnamento nelle scuole, che sono un indottrinamento non solo per chiunque professi una religione, ma anche per chi è ateo. È intollerabile che la Chiesa pretenda di intervenire nella vita pubblica.

Questo accade perché l’Italia è influenzata dalla presenza del Vaticano?
Il fatto è che in Italia c’è una lunga cultura di accettazione supina della presenza clericale, che non è mai stata abbandonata. C’è un’ingerenza continua, e questo non succede in altri paesi cattolici, come la Francia o la Spagna. L’esempio più evidente di questa ingerenza è la questione dell’8 per mille. Ma non è una questione legata soltanto alla religione. Il fatto è che i protagonisti della politica devono essere i singoli cittadini, non dei gruppi fideisti.

Cosa potrebbe fare l’Italia per diventare uno Stato laico?
Finché la politica sarà dominata dal populismo, non si potrà avere uno Stato laico, perché ci sarà bisogno del consenso e quindi di una prospettiva clericale. Renzi, Bossi, Berlusconi, Grillo non faranno mai nulla per lo Stato laico, perché rischierebbero di perdere voti.

Quale strada invece si dovrebbe seguire?
Per avere uno Stato laico occorre difendere strenuamente la democrazia rappresentativa, che è l’unica in grado di attenuare il populismo, attraverso una dimensione politica di pluralità: la laicità è quando si entra nella politica con opinioni, non con verità assolute. La nuova legge elettorale in questo senso è ignobile, perché premia come maggioranza quella che in realtà è una minoranza. È una cosa in assoluto contrasto con la laicità, perché si mette la politica in mano a una o due persone, che quindi avranno sempre bisogno del sostegno della Chiesa.

Quindi non approva la politica del presidente del Consiglio Renzi?
Di Renzi non mi piace nulla, perché gli italiani con lui sono diventati “i polli di Renzi”. Ma è anche difficile trovare qualcuno, nel panorama politico di oggi, che possa cambiare le cose. Per ora non scommetterei su nessuno.