Proprio nel giorno in cui è diventato pubblico che Raffaella Paita, candidata presidente della regione Liguria è indagata per omesso allarme, disastro e omicidio colposo in relazione all’alluvione genovese del 2014 dai cassetti del Pd ligure è saltato fuori un sondaggio (pubblicato dal Secolo XIX) che la inchioda al testa a testa con il candidato di Forza Italia, Giovanni Toti. La delfina del governatore uscente Claudio Burlando è data al 30,5% contro il 30,1% del portavoce di Berlusconi, paracadutato in Liguria con grande scorno dei leghisti. Se fosse attendibile il risultato – con i sondaggi è meglio andar cauti, spesso di smentiscono a vicenda – la corsa al trono della quarantenne spezzina sarebbe destinata ad incontrare più di un inciampo. Il più grosso le è appunto già capitato fra i piedi con l’avviso di garanzia recapitatole in giorno dopo la visita genovese di Matteo Renzi che si era profuso in mille elogi nei suoi confronti. In soccorso della Paita, che si proclama innocente, è prontamente accorso Luca Lotti. Il braccio destro, fidatissimo del presidente del consiglio, ha partecipato al pranzo elettorale del partito e ha riconfermato che Renzi non nutre dubbi sulla sua candidatura.

Senonché molti nel partito si chiedono se non sia il caso di focalizzare le iniziative elettorali sul partito anziché sulla candidata-presidente, obiettivamente indebolita dalla disavventura giudiziaria. Mentre si riflette, è confermata la presenza del premier alla manifestazione elettorale pro-Paita di domenica a Sanremo. Durante la sua visita a Genova, martedì scorso, Renzi era stato chiarissimo: “In Liguria io mi ci sdraio”. Tradotto. Sarò assiduo nel sostegno a Raffaella Paita. Le promesse si mantengono.

Fuori dal giardino del Pd intanto piovono bombe. Beppe Grillo sul suo blog ha postato un hashtag eloquente: #Paitaritirati. E ha aggiunto: “Fuori gli indagati dallo Stato”. Ha rincarato la dose Alice Salvatore, candidata presidente del M5S. “L’alluvione è una cosa grave. L’assessore Paita alla Protezione Civile, oggi candidata presidente per il Pd, ha intenzione di ritirare la sua candidatura visto che è indagata per non aver lanciato l’allerta quando avrebbe dovuto? Oppure intende continuare a percepire 14.500 euro al mese per non fare il suo lavoro e lasciare morire i cittadini per la strada, come presidente inetto e irresponsabile quale certamente sarebbe? Paita, ritirati!. La sua candidatura alle primarie è stata coronata dal torbido e da inchieste giudiziarie: venivano pagati cinesi, stranieri di ogni sorta che nemmeno sapevano bene cosa stessero facendo, per dare un voto fuffa alle primarie più farsa della storia. Ci sono inchieste per infiltrazioni mafiose! Cofferati ha lasciato il Pd per questo”. Infine l’affondo: “Lo slogan della Paita è ‘la Liguria va veloce’. Ora sappiamo perché: devono scappare dalle Procure”.

Sotto sotto nel Pd ligure affiorano i malumori. Ci si chiede se la vicenda Paita non rischi di portare acqua al mulino di quanti sostengono che – inquisiti o no – sono i partiti che compongono le liste elettorali. Non la magistratura. E’ questo lo slogan prediletto del candidato presidente del centrodestra, Toti, che si è profuso in una dichiarazione da garantista che individua nelle responsabilità politiche, non giudiziarie, le ragioni del pollice verso a Raffaella Paita. Bollata quindi come inidonea ad affrontare responsabilità di governo. La questione degli indagati, poi, non fa dormire sonni tranquilli. Tra i candidati liguri in lista figura Massimo Donzella, indagato per le spese pazze in regione. E nella lista civica del presidente comparirà l’assessore uscente allo sport, Matteo Rossi, pure lui coinvolto nelle spese pazze. Altre spine nel fianco.

Altri punto dolente la tormentata ipotesi di allearsi con Area popolare, l’ircocervo nato dalla fusione di Udc e Ncd. Gli esponenti dei due schieramenti sgomitano per avere un posto nel listino. Saso e Boitano se lo contendono a spada sguainata e Saso ha dichiarato al Secolo XIX che “se non avremo pari dignità noi di Ncd ce ne andremo col centrodestra”. Una prospettiva che non farebbe strappare i capelli a Burlando, il quale medita di rinunciare ad una alleanza imbarazzante con un centro gravitante nettamente verso destra. Questa scelta di rottura farebbe ingolosire Toti, che dovrà fronteggiare Liguria Libera, (capolista Enrico Musso), che proclama di voler stare al centro, tra destra e sinistra. Con le mani libere. Ma pronta ad allearsi col vincitore. Mentre Liguria Cambia è alle prese con i guai giudiziari del suo capataz, Armando Ezio Capurro (eletto nella lista Burlando), pure lui inseguito dall’inchiesta per le spese pazze e pencolante verso la Paita. Ormai contano anche i decimali, in uno scontro che si annuncia al calor bianco. Ma il timore che attraversa tutti è che nell’urna la sinistra di Pastorino (data al 15,3% dal sondaggio. Ha incassato anche il sostegno dei Verdi) e il M5S (al 23,5%) non spariglino le carte, condannando la Liguria all’ingovernabilità.