“Non esistono giovani e vecchi, esistono solo persone con una spina dorsale giovane e persone con una spina dorsale vecchia“. Qualunque praticante di yoga, in particolare della sua versione Hatha, quella più ‘fisica’, si è probabilmente sentito ripetere molte volte questo detto. È uno dei preferiti degli insegnanti di yoga.

D’altronde, come dare loro torto? Una colonna vertebrale sana e agile ha un impatto incalcolabile sulla vita di chiunque. Riuscire a mantenere una posizione correttamente eretta, per chi è in tarda età ma anche per chi passa ore della giornata davanti a un computer o alla guida di un’automobile, evita rigidità, scoliosi, sciatica, tensioni cervicali, mal di testa eccetera. Gli antichi yogin sapevano bene quanto fossero molesti questi disturbi. Nei secoli di perfezionamento della pratica hanno dedicato enormi attenzioni a mettere a punto i movimenti più adatti a preservare da inutili sforzi la colonna vertebrale.

(WORLD SECTION) INDIA-KARNATAKA-HERITAGE-HAMPIVanno in questa direzione sia l’invito a sollevarsi da una posizione sdraiata poggiandosi sempre prima su una spalla, sia il continuo richiamo degli insegnanti di yoga ad assumere le molte posizioni a gambe incrociate o in piedi con collo e schiena rigorosamente dritti. Riuscire a stare in piedi in posizione corretta – insieme a un’opportuna asciuttezza dell’addome – è il segreto che permette al corpo di mantenere il proprio baricentro qualche centimetro davanti alla terza vertebra lombare. Cioè esattamente dove dovrebbe essere. Così il corpo è perfettamente bilanciato e il suo peso si scarica a terra nel modo corretto, senza costringerci a curvarci.

Molti asana se – se fatti con l’opportuno buon senso e senza mai sforzare le articolazioni – sono un vero toccasana per la nostra colonna vertebrale. Tra gli altri, possiamo ricordare la celebre sequenza di Surya Namaskara, il saluto al Sole di cui avevamo scritto qui. Ma è chiaro che, come sempre parlando di yoga, la postura e il movimento del corpo assumono una serie di significati ben più complessi di quelli che si possono ritrovare nei comuni esercizi di ginnastica. Anche questi ultimi possono aiutarci a tenere sciolta e prestante la colonna vertebrale, intendiamoci; ma certamente il percorso di conoscenza interiore tipico dello yoga – una filosofia molto complessa che spesso, come accade qui, richiede brutali semplificazioni per essere comunicata a tutti – ha un obiettivo ben più profondo che non il ‘semplice’ benessere del corpo.

Gli antichi maestri yoga avevano dato alla colonna vertebrale il nome di Meru Danda, proprio come il monte Meru che si trova sul massiccio dell’Himalaya. Un luogo considerato da diverse religioni orientali come il centro spirituale dell’universo. Un modo per rimarcare come anche il centro del nostro piccolo mondo di uomini si inserisca all’interno di una visione ben più allargata dell’esperienza umana. Infatti una colonna vertebrale dritta ha il pregio di disporre in modo corretto Sushumna, il canale in cui passano le energie sottili e che collega i chakra, i centri energetici dello yoga. Il primo, Muladhara, è situato nel plesso sacrale, quello più in alto è Ajna, sulla fronte, tra le due sopracciglia. Sono tutti collegati a Sahasrara, alla sommità del capo, il luogo della massima consapevolezza che è diverso da tutti gli altri centri delle energie sottili.

Il discorso ci porterebbe lontano, qui accontentiamoci di dire che ciascun chakra è associato uno stadio di evoluzione dell’individuo. Il più semplice è in basso, il più elevato in altoPer la filosofia dello yoga, assumere una posizione perfettamente eretta significa favorire il passaggio verso l’alto della consapevolezza interiore e conquistare una dimensione più nobile dell’esistenza. Più spirituale, più aperta alla comprensione dell’universo che ci circonda, al legame che c’è tra tutti gli uomini. È insomma un altro modo per migliorare il nostro stare qui, ogni giorno, in questo mondo.