Niente cane in adozione perché la ragazza è disabile. Quando Andrada ha chiesto ai suoi genitori un animale da compagnia, il padre, Luca, credeva che accontentarla sarebbe stata cosa di qualche settimana. Invece la sua ricerca di un cane da adottare, racconta al Redattore Sociale, “si è trasformata in un esempio dell’ignoranza e del pregiudizio che tuttora, anno 2015, le persone con disabilità e le loro famiglie si trovano a dover subire”. Rispondendo a due annunci pubblicati su internet, infatti, la famiglia ha ricevuto altrettanti rifiuti. Il motivo? “Mia figlia ha una disabilità di tipo grave, al 100%, dovuta ad encefalopatia cronica infantile dalla nascita, in sostanza un ritardo mentale, che comunque non le impedisce di essere quasi autosufficiente e di esprimersi verbalmente o a gesti”.

Il primo ‘no’, la famiglia se lo è sentito dire da un privato cittadino, proprietario di un cucciolo messo in adozione. “La persona che aveva inserito l’annuncio sul web – spiega il padre – in un primo momento ci aveva promesso che ci avrebbe fatto avere, tramite email, un questionario di pre-affido da compilare, poi però, alla notizia che nostra figlia è disabile, ci ha detto che erano sorte delle difficoltà a darci il cane. Sì, proprio perché mia figlia è disabile”.

Una situazione che si è ripetuta poche settimane più tardi, questa volta con il volontario di un’associazione. “Non ci siamo arresi – continua Torello – e due settimane fa abbiamo trovato un altro cucciolo da adottare. Quindi abbiamo contattato telefonicamente la persona che aveva inserito l’annuncio online, la quale, oltre averci detto che il cane in questione era disponibile, e ad averci fatto delle domande inerenti alla nostra famiglia, ci ha inviato, come da prassi, il questionario di pre-affido”. Dopo qualche giorno dall’invio della documentazione, compilata dai Torello come richiesto, però, è arrivato il ‘no’:  “Il cane è vivace, impegnativo – è il messaggio scritto a Luca dal proprietario del cane che avrebbero voluto adottare – necessita di educazione e dedizione. Rischierebbe di costituire un ulteriore aggravio per una famiglia che già si deve occupare di un disabile”.

Alla fine, Andrada il cane è riuscita ad adottarlo. I suoi genitori si sono rivolti a un canile bolognese, e in poco tempo hanno trovato un cucciolo per la ragazza. “Tuttavia questa storia è avvilente – commenta Lilia Casali di Animal Liberation, l’associazione che, assieme a Cruelty Free, gestisce il canile comunale di Bologna – non solo fare distinzioni tra persone normodotate e disabili è discriminatorio, perché ciò che conta è che l’animale sia trattato con rispetto e amore, ma che i cani siano tra gli animali utilizzati per la pet therapy è risaputo, e con ottimi risultati”. Al Rifugio del cane e del gatto, la struttura pubblica per animali randagi del capoluogo emiliano romagnolo gestita dall’associazione, ad esempio, c’è uno specialista che si occupa proprio di questo. “Nicola di Pardo, istruttore ed educatore cinofilo, aiuta le persone con disabilità, dai bambini agli adulti, a interagire con i cani. E gli effetti benefici della pet therapy sono visibili fin dalle prime sedute. Abbiamo moltissimi genitori che durante la terapia ci scrivono entusiasti per raccontarci come gli animali riescano a trasmettere ai loro figli una maggiore sicurezza, e a provocare in loro un bel sorriso. Non capisco come si possa emettere un giudizio così superficiale”. “E’ la famiglia che deve decidere se avere un cane costituirebbe un ulteriore aggravio o meno, certo non chi mette un annuncio su internet – sottolinea anche Maximiliano Ulivieri, web designer e ideatore di diversi progetti legati alla disabilità – Purtroppo non ci si sorprende più di nulla, sicuramente, però, questo episodio lascia interdetti: gli animali sono una cosa meravigliosa per tutti, ma soprattutto per chi ha una disabilità, perché interagire con loro, e in particolare con i cani, è molto positivo”.