Propaganda elettorale per le regionali. Sul Bisagno dove sono morti uomini e donne. Durante una visita “istituzionale”. Questo è avvenuto a Genova, anche se Matteo Renzi i genovesi non hanno potuto vederlo, tenuti lontani per timore di contestazioni.

Tanti avevano atteso il premier nei giorni del fango. È giunto ieri, sei mesi dopo, promettendo – a favore di telecamere – 380 milioni che dovrebbero arrivare nei prossimi anni (ma gli scettici non mancano). Con i soldi dello Stato e con quelli già procurati dal Comune si potrebbero realizzare due lotti dei lavori sul Bisagno (manca il terzo) e si lavorerà allo scolmatore del Fereggiano. La promessa: tutto pronto entro il 2021. Un contributo importante – ma arriverà davvero? – che, però, sa quasi di mancia perché giunto tre giorni dopo che i sondaggi hanno dato la candidata Pd Raffaella Paita in affanno.

La scena ieri sul Bisagno era surreale: l’area del cantiere – ripulita nei giorni precedenti – circondata da transenne e teloni in modo che fosse impossibile alla gente avvicinarsi e vedere. Renzi che sbarca attorniato dai pezzi grossi del Pd genovese: il governatore Claudio Burlando, la candidata Paita attaccata al premier con il Vinavil, il ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Più in disparte il sindaco Marco Doria, piuttosto a disagio. Il 50 per cento dei presenti erano poliziotti; poi lo stato maggiore democratico. Quindi una sfilza di imprenditori, soprattutto signori del mattone e vecchie conoscenze del mondo politico-imprenditoriale ligure. Quasi tutti sostenitori di Paita e magari interessati a progetti che ieri hanno ricevuto soldi dal Governo. Tra gli altri, Carlo Castellano (Pd) patron del contestato progetto Erzelli che ha ottenuto 19,5 milioni dal Governo e ha incassato il trasferimento nei palazzi semivuoti dell’Istituto Italiano di Tecnologia (presente anche il direttore dell’istituto, Roberto Cingolani, anch’egli paitiano). Poi Vittorio Malacalza (definito dalle cronache paitiano) che si accinge a entrare nella Carige, banca che ha finanziato con 250 milioni gli Erzelli. Infine una manciata di cittadini e operai, tra cui c’è chi avrebbe scorto gli stessi ragazzi che l’anno scorso contestarono Beppe Grillo.

“Attenzione!”, ha messo le mani avanti Renzi, “Oggi sono qui in veste istituzionale. Verrò domenica prossima a sostenere Paita”. Intanto eccolo stretto alla candidata davanti a flash e telecamere. Infine la firma degli accordi. La blindatura delle forze dell’ordine ha impedito il contatto con la gente, ma non la manifestazione di qualche dissenso. Come quello dei lavoratori portuali che hanno esposto uno striscione: “Renzi sei solo un chiacchierone, no jobs act”.

Renzi ha parlato poco: “È una follia che il cantiere del Bisagno sia rimasto fermo così a lungo. È finito il tempo delle chiacchiere. Quando c’è stata l’alluvione avevo detto che non sarei venuto a Genova fino a che la burocrazia non fosse stata almeno sconfitta”, ha esordito.

Ecco, la burocrazia, i controlli e i contenziosi tra le aziende, secondo il premier sono causa delle alluvioni (forse più del cemento, dell’incuria, delle scelte politiche): “Non c’è frustrazione più grande che vedere dei soldi che ci sarebbero e non vengono spesi. Oggi è il giorno della ripartenza”, sostiene Renzi. Quindi il secondo accordo, per trasferire agli Erzelli una parte dell’Istituto di Tecnologia: “Grazie a questo accordo potrà ampliarsi e avrà la possibilità di avere 300 ricercatori in più”. Forse anche perché la facoltà di ingegneria aveva rifiutato di occupare i locali giudicati inadeguati (essendo passati da 95.000 a 59.000 metri quadrati). Di sicuro saranno soddisfatti gli imprenditori e la banca che ha finanziato il progetto (tutti paitiani e tutti presenti accanto a Renzi). Quindi una difesa di Gianni De Gennaro, capo della polizia ai tempi del G8, altra ferita per Genova: “Come presidente di Finmeccanica ha tutti i titoli e le qualità per governare… è stato assolto e credo che immaginare il capo della polizia come capro espiatorio sia inaccettabile”. Infine una postilla: “Non sono qui per parlare di politica. Ma in Liguria stanno cercando di fare un’operazioncina, cioè di fare una lista a sinistra per fare vincere la destra” e “quando mi sfidano, io raccolgo le sfide”. Fine della visita istituzionale.

Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2015