“Sono sorpreso dal clamore che sta suscitando tutta questa situazione. E sono orgoglioso di aver fatto parte del VII Nucleo. Entrerei 1000 e 1000 altre volte all’interno della scuola Diaz perché abbiamo fatto un’operazione ineccepibile”. Sono le parole di Fabio Tortosa, il poliziotto del Nucleo Celere che era alla Diaz la notte della ‘macelleria messicana’ durante il G8 di Genova nel 2001. L’agente è balzato agli onori delle cronache per alcuni discussi post pubblicati sul suo profilo personale Facebook (ora oscurato). Intervistato da Giuseppe Cruciani a La Zanzara, su Radio24, Tortosa si difende: “L’ineccepibilità dell’operazione da noi condotta è stata messa in discussione da una verità processuale. Invece noi la verità la aspettiamo da 15 anni. Le torture? Non glielo so dire, so solo che il numero dei refertati è assolutamente incongruo con il fermo o il semplice accompagnamento, che può essere stato anche brusco, così come abbiamo fatto noi del VII nucleo. Ci saranno state sicuramente teste spaccate o manganellate, ma non tali da procurare le ferite che abbiamo letto nelle carte processuali. I feriti erano di più e noi non siamo responsabili”. Alla domanda di Cruciani che gli chiede se ha picchiato durante il blitz, risponde: “Non in maniera illegale. Ho utilizzato i mezzi coercitivi a nostra disposizione perché in quella scuola è stata fatta una forte resistenza, ma non è giustificato quello che, nostro malgrado, abbiamo visto dopo”. Poi precisa: “Rifarei tutto, ma ci hanno inculato perché gli unici identificabili eravamo noi e servivano dei responsabili. Io non mi devo pentire di nulla per quanto è successo alla Diaz, non ho commesso nessun reato. Dicono che ho partecipato al pestaggio? Vorrà dire che li querelerò”. Il poliziotto poi spiega i contestati post che definiscono Carlo Giuliani “merda” che fa “schifo anche ai vermi”: “E’ stata una reazione di pancia, perché gli uomini del VII nucleo ad oggi sono colpevolizzati per quello che non hanno fatto e poi devo assistere da cittadino italiano all’intitolazione di un’Aula parlamentare a Giuliani. Ma mi scuso per quel post”. Altra affermazione discussa è quella incentrata su giornalisti e commentatori politici (“Vi chiedo di non dare retta a squallori come Travaglio, Vauro, Santoro, Gad Lerner, Mentana e compagnia cantante (…)): “L’ho scritto perché non posso pensare che in una democrazia occidentale ci sia uno come Luca Casarini che dichiara guerra alle forze dell’ordine e quindi all’Italia. In un altro Paese sarebbe stato immediatamente arrestato. Ho attaccato anche il pm Zucca, perché le dichiarazioni dei nostri capi non sono state assolutamente prese in considerazione e abbiamo subito una condanna corporativistica”. Sul termine “zecche” e “gulag”, ricorrenti frequentemente nel suo ‘lido virtuale’, Tortosa afferma: “Se lei facesse il mio stesso lavoro, sentirebbe addosso il respiro dell’odio continuamente. Non sono di destra, alle ultime elezioni ho votato Pd”. Il poliziotto spiega poi quanto accaduto alla Diaz: “Era piena di agenti che non appartenevano al nostro nucleo, erano in borghese oppure coi fratini della Polizia. Armati in situazione di ordine pubblico” di Gisella Ruccia