È la sera del 25 gennaio. Alexis Tsipras sta pronunciando il suo discorso della vittoria ad Atene. Poco dopo partono le note di “Bella ciao”, in una versione che il pubblico italiano conosce bene: quella rivisitata da Cisco con i Modena City Ramblers. Non poteva esserci congiuntura internazionale più favorevole per preparare il terreno all’uscita di “Matrimoni e funerali”, quarta fatica solista di Stefano “Cisco” Bellotti, uscita per Materiali Sonori. Il titolo può rimandare a quell’orchestra per matrimoni e funerali con cui si accompagna Bregovich nei tour. Tuttavia, il cantautore carpigiano nella titletrack dice ben presto di preferire i funerali, a suo cantare più onesti e meno ipocriti dei matrimoni.

Il folk di Cisco è diventato meno combat e più indie, c’è meno Irlanda e più Sud America e Balcani. È un disco “aperto”, non solo alle collaborazioni (Pierpaolo Capovilla, Angela Baraldi, Massimo Zamboni, Piotta, Le mondine di Novi) ma anche ai generi e ai temi. A sorprendere sono, innanzitutto, le aperture rock di “Supermarket”. “Il pezzo era nato già così – racconta l’ex Ramblers a FQ Magazine -, tanto che io mi ero posto il dubbio se era giusto portarlo in quella direzione, per un artista che non è mai stato rock. Ma sono abituato a far sì che le cose vadano per la loro strada, e ad aiutarle. Allora ho deciso di spingerlo ancora di più. E per farlo, ho preso uno più rock di me (Capovilla n.d.r.), con cui sento di avere una sintonia. Non ci conoscevamo bene, eppure ho ricevuto una disponibilità e una professionalità che sinora non ho mai avuto da nessuno”.

L’apertura è anche rivolta al “passato”, soprattutto quando in “Cenere alla cenere” omaggia la stagione del rock targato CSI. Cisco non fa mistero della sua ammirazione per Giovanni Lindo Ferretti e i suoi progetti: “Mi ha sempre incuriosito il suo modo di scrivere e di cantare. La cosa buffa è che quando ho scritto “Cenere alla cenere” mi hanno fatto notare che sembrava veramente una canzone dei CSI. E allora ho chiamato Massimo Zamboni alla chitarra, così da rendere ancora meglio l’intenzione del pezzo. È un modo per omaggiare quella storia musicale che io reputo una delle più alte tra quelle italiane”. C’è poco intimismo in questo disco, forse perché sono il mondo e le sue dinamiche – anche temporali – a catturare l’attenzione del cantautore. Ricorre l’immagine del girarrosto, sia in “Marasma” che nella traccia omonima: “Ho avuto un’immagine di questo pianeta trafitto da un mega spiedo con uno scimmione che lo girava. Secondo me dà l’idea della ciclicità degli eventi: una volta siamo sull’onda, e la volta dopo siamo sommersi. Non possiamo tenere una linea all’infinito, perché ci sarà sempre qualcuno dall’altra parte che questa linea la subisce. E, ciclicamente, noi stessi potremmo subire quello che altri decidono. La storia dell’emigrazione insegna che un tempo siamo noi ad andare a cercar fortuna, e una volta sono gli altri a venire da noi”.

Cisco è anche alle prese con una revisione critica del “suo” mondo. “Il tuo altare” condanna così l’indottrinamento talvolta presente nei ranghi della sinistra: “c’è il disincanto per alcuni valori in cui ho creduto e a cui credo ancora, ma che troppo spesso ho visto sfruttati per altri fini. C’è gente che ha fatto di certi valori universali un mestiere, questa cosa è avvilente per i valori stessi. Quindi c’è il disincanto e la presa di distanza da alcune posizioni. Io voglio rivendicare il diritto a distaccarmi e a vedere alcuni valori da un altro punto di vista. Questo non vuol dire rinnegarli, ma osservarli con un altro sguardo”.