Assolto per non aver commesso il fatto“. Sono le parole del presidente della Corte d’Assise Ettore Nicotra, appena pronunciate nell’aula bunker del tribunale di Firenze, e rivolte all’unico imputato nel processo per la strage del rapido 904: il boss Totò Riina. Il pm Angela Pietroiusti, che aveva chiesto l’ergastolo per Riina, non commenta la sentenza, così come il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo. “Non c’era una prova che fosse una”, commenta invece Luca Cianferoni, legale difensore, che aggiunge: “C’è da chiedersi perché lo Stato ha chiamato una volta di più il parafulmine Riina in questa vicenda”. Cianferoni poi afferma: “Ricordo di aver indotto a deporre il responsabile dei servizi segreti e un politico che si occupa della commissione sull’intelligence: non hanno dato una brillante prova di conoscenza di dati di fatto per aiutare l’emersione della giustizia”. Poi, in merito sempre ai servizi segreti, ha concluso: “Sono il vero problema di questi processi, bisogna veramente aprire gli scheletri di questi armadi”  di Max Brod