“Ho avuto incarico dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (Pd), di predisporre un piano straordinario di pulizia, stiamo facendo la valutazione dei costi e delle modalità di realizzazione, entro la settimana credo di fornire al presidente suggerimenti per la bonifica dell’area”. Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma, è consapevole mentre parla ai microfoni de ilfattoquotidiano.it della situazione di incredibile degrado in cui versa la struttura dell’ex ospedale Forlanini: rifiuti, ubriachi, episodi di prostituzione, senza tetto e sporcizia sono ormai l’altra faccia del nosocomio che dal 2008 sta vivendo una (troppo) lenta dismissione. Il tutto, però, in una struttura che, nonostante sia proprietà della Regione Lazio, “ospita ancora 50 posti letto nostri – fa sapere il direttore generale – che io conto di far rientrare all’interno del San Camillo”. “Attualmente – specifica Lucio Mango, primario e presidente della onlus “Forlanini Domani” – ci sono un reparto di chirurgia toracica con la terapia intensiva post chirurgica e la rianimazione, un reparto di otorinolaringoiatria con pazienti degenti e un reparto con pazienti in coma irreversibile, sono nove”. E se continuano le attività sanitarie, è con l’arrivo della notte che l’ospedale mostra un altro volto: “Io vivo qui dal 2008 – racconta Slatan, occupante serbo – ovunque, dove è abbandonato, c’è gente che dorme, anche nella camera mortuaria, che è aperta. Di notte c’è anche una donna magra, una drogata, qui si prostituiscono anche”. Ma girando per le stanze ormai vuote, accanto alla sporcizia e al decadimento, sono tanti gli oggetti che ricordano il vissuto dell’ospedale: microscopi, sedie a rotelle, stanze di degenza: tutto ad uso e consumo di chi, senza subire controlli, trova rifugio sotto il tetto di quello che una volta era considerato un polo d’eccellenza per la cura della tubercolosi. “Il degrado è andato evolvendosi man mano che le strutture venivano vuotate, c’è una specie di invasione di personaggi esterni alla struttura, il discorso è incontrollabile, qui entra di tutto”, assicura Lucio Mango  di Chiara Carbone, montaggio Paolo Dimalio