E’ la più grande opera pubblica post terremoto. Quella per il rifacimento dei sottoservizi (acquedotto, fognature, reti elettriche e telefoniche) del centro storico de L’Aquila dilaniato dal sisma del 6 aprile 2009. Ma il primo lotto da 30 milioni di euro è già al centro di un caso. Perché la società che dovrà eseguire i lavori ha scelto di affidare l’ufficio legale all’avvocato Antonio Boschetti. “E’ lo stesso Antonio Boschetti – spiegano Maurizio Acerbo Francesco Marola di Rifondazione comunista, i primi a collegare l’appalto al nome di Boschetti –  già consigliere regionale della Margherita, presidente della commissione Sanità regionale e poi assessore della giunta di Del Turco, condannato a 4 anni nel processo Sanitopoli”, lo scandalo che nel luglio 2008 provocò un’ondata di arresti e la caduta del governo regionale abruzzese.

OMBRE DEMOCRATICHE Insomma, una scelta duramente contestata quella di Boschetti, eletto nel 2005 nel consiglio regionale in quota Margherita, poi approdato nel Pd e successivamente nominato assessore regionale alle Attività produttive. Un incarico che l’allora governatore Ottaviano Del Turco gli aveva conferito poco prima dell’arresto nell’ambito dell’inchiesta cui è seguita la sentenza di condanna in primo grado emessa il 22 luglio 2013 dal tribunale di Pescara: quattro anni per associazione a delinquere e concussione. «Non possiamo che denunciare con fortissima indignazione che sulla ricostruzione continuano ad affollarsi ombre come del resto accade nella vita politica regionale – aggiunge il tandem di Rc allargando la polemica –. Possibile che per seguire un appalto a L’Aquila si debba chiamare un avvocato di San Salvo per giunta condannato in primo grado?».

FUORI SERVIZIO L’appalto in questione riguarda appunto il primo lotto di 30 milioni per la realizzazione di uno Smart Tunnel sotterraneo percorribile a piedi e all’interno del quale passeranno i principali servizi della città. Ad aggiudicarselo è stata una «associazione temporanea d’impresa (Ati) composta da tre aziende: Acmar, Edilfrair e Taddei». L’Ati, a sua volta,  ha costituito la «società operativa Asse Centrale scrl» per l’esecuzione dei lavori. La stazione appaltante è, invece, una società pubblica: la Gran Sasso Acqua Spa, che gestisce il servizio idrico integrato.

SPAZI PERICOLOSI Un particolare non secondario per Acerbo e Marola, che li spinge a chiamare in causa  direttamente anche il Partito democratico: «Da quel che sappiamo il Pd non ha mai messo fuori dalla porta il condannato Boschetti. La Gran Sasso Acqua è una società pubblica di cui è azionista il Comune dell’Aquila che è guidato da un sindaco Pd, Massimo Cialente, in una Regione amministrata da un presidente del Pd». E anche il presidente della Gran Sasso Acqua, fanno notare i rappresentanti di Rc, Americo Di Benedetto, è un «esponente renziano» del Partito democratico. Circostanze che spingono i due dirigenti comunisti a rincarare la dose: «E’ forte la sensazione», affermano, «che il sistema di potere del Pd abruzzese non solo non sia in grado di allontanare i condannati, ma che questi si ricavino uno spazio nel rapporto tra politica e imprese o comunque vengano tutelati e ricollocati magari in attesa della solita prescrizione».

BOSCHETTI ALL’ATTACCO Accuse che lo stesso Boschetti respinge:  «Non faccio più politica, ma l’avvocato. Non devo più lavorare? Devo rubare?», dice il legale, consulente delle imprese che devono realizzare i lavori a L’Aquila. «Qual è il problema?», aggiunge, «ho uno studio con quattro avvocati e centinaia di clienti e tante aziende di cui curo gli aspetti legali. E’ stato vinto un appalto pubblico da società che hanno scelto me come legale perché sono il loro avvocato: non capisco le polemiche». Quanto agli aspetti economici dell’incarico, Boschetti fa sapere ai giornali che percepirà 850 euro al mese per tutta la durata dei lavori.

Twitter: @Antonio_Pitoni