Pau dei Negrita è un fiume in piena. Uscito da pochi giorni il nono album della band aretina, intitolato poco prosaicamente 9, nel bel mezzo di un tour nelle grandi arene che lo vedrà il 18 protagonisti al Forum di Assago, la band è nel bel mezzo di un periodo particolarmente fortunato, e in questi tempi di crisi questa è già una notizia. “Anche stavolta, come nei precedenti lavori di studio,”ci dice Pau, “il nuovo album parte da un viaggio. È sempre in viaggio che riusciamo a tirare fuori le idee migliori, anche perché stando insieme tutto il tempo, lasciandoci spesso andare anche all’aspetto più cialtronesco tipico di chi fa rock, lì pronti a suonare a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo, è quando siamo on the road che riusciamo davvero a vivere appieno il nostro essere una rock band”.

L’iconografia del genere in quattro quarti, in effetti, è fatto di autobus, di chitarre suonate stradiati sui divani delle stanze d’albergo, chi non ha visto Almost Famous di Cameron Crowe corra a farlo, per capire di cosa sto parlando.
“Stavolta, però, il viaggio che ha dato vita a 9 è un viaggio diverso dagli altri. Non siamo dovuti partire fisicamente, come nelle varie esperienze sudamericane degli ultimi anni, ma ci siamo spostati solo di pochi chilometri da casa, da Arezzo a Roma. Sì, perché 9 è nato, almeno come spirito, durante la nostra esperienza all’interno del musical Jesus Christ Superstar, che mi ha visto nel ruolo di Pilato, e che ha visto il resto della band sul palco ad accompagnare tutto il cast, a partire dal mitico Ted Neeley, il Gesù originale”.

“Durante questa esperienza teatrale, tutti giorni lì a suonare e cantare in mezzo a questo cast straordinario, con le musiche di Sir Andrew Lloyd Webber, abbiamo innanzitutto cominciato a fare i conti con il rock degli anni Settanta, quelle che erano un po’ le radici del genere che pratichiamo da sempre, e poi fatto i conti col nostro essere una band, costretti a confrontarci con un’altra realtà. Anzi, lì è nata la voglia di tornare a essere una band vera e propria, non più solo un trio, come negli ultimi tempi. Così siamo diventati sei, noi tre fissi, più tre compagni di strada.” Ok, ora lo possiamo dire senza paura di offendere nessuno, il Gesù che ha fatto i complimenti ai Negrita, a Pau in modo particolare, è proprio Ted Neeley, artefice di tale complimenti dopo una serata passata a bisbocciare, ci tiene a precisare lo stesso Pau, come a voler sminuire la portata delle parole dell’artista americano. Di fatto, poi, Ted si è ritrovato a duettare coi Negrita all’interno di 9, nel brano, Ritmo umano, quindi non dovevano essere parole dettate dai fumi dell’alcool.

“Anche l’altro ospite dell’album, Shel Shapiro, arriva dall’esperienza di Jesus Christ, e pure lui è un pezzo della nostra storia, seppur di quella addirittura pre british invasion. Per parte nostra, però, abbiamo deciso di partire dal rock delle origini, per poi passare alle origini di noi Negrita, al rock anni Ottanta, alla New Wave, come nel caso di 1989. Siamo di provincia e siamo cresciuti negli Anni 80, non possiamo negarlo…”  Normale, quindi, che, anche per mettere un viaggio vero e proprio dentro il nuovo album, tanto per non sfatare una tradizione, i Negrita abbiano deciso di volare fino in Irlanda, luogo magico e leggendario per chi col rock degli Anni 80 è cresciuto. “Eh, già, in realtà a noi serviva un posto isolato dove vivere e registrare senza distrazioni e con la possibilità di farlo a qualsiasi ora del giorno e della notte, perché magari capita che, chiuso tutto ci viene voglia di provare una cosa e si torna in studio a suonare alle quattro di notte, cosa non praticabile se stai in un albero a mezz’ora dalla sala prove. Considerando anche tutti i nomi che hanno registrato al Grouse Lodge di Rosemount, direi che abbiamo fatto proprio la scelta giusta, anche perché da quelle parti gira una Guinness davvero buona.” Chissà cosa avrà detto di loro Gesù dopo averla assaggiata…