Un ladro di libri. Presunto fino a quando ci saranno verdetti definitivi. Perché Marcello Dell’Utri, ex senatore di Forza Italie a amico di Silvio Berlusconi, è sì in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, ma è stato coinvolto in due inchieste, una a Napoli e l’altra a Milano, ed è nota la passione dell’ex presidente di Publitalia per i volumi antichi e non.

Forse proprio per questo dl carcere di Parma Dell’Utri scrive per difendersi: “Ancora una volta, partendo da notizie su indagini in corso, è stata posta in essere una campagna denigratoria e diffamatoria a mio danno. Sulla base di mere supposizioni investigative sono stato indicato come un ricettatore e un ladro, al cui confronto impallidisce la mitica figura di Guglielmo Libri (matematico e bibliofilo passato alla storia come ladro di libri)”.

“Quest’accusa – scrive Dell’Utri riferendosi all’inchiesta milanese – è per me inaccettabile e mi ferisce più della stessa detenzione. Ho acquisito e raccolto uno per uno i volumi attraverso librerie antiquarie italiane ed internazionali, aste, mostre, bancarelle e privati collezionisti in un arco di tempo di oltre quarant’anni. E se anche, quindi, su decine di migliaia di testi si dovesse rinvenire qualche volume di cui è sospettabile la provenienza, sarebbe assurdo ritenermene responsabile – aggiunge -. A testimonianza della mia buona fede, basta considerare che i libri in questione sono stati dettagliatamente descritti, catalogati e messi a disposizione del pubblico nella biblioteca milanese di Via Senato; pubblicati nel bollettino mensile della stessa ed esposti in numerose mostre tematiche. Ciò a riprova del fatto che mai ho dubitato della origine lecita degli stessi”.

Dell’Utri conclude spiegando che “la diffusione delle infamanti notizie mi ha colto nell’impossibilità di rispondere tempestivamente, data la condizione di prigioniero, limitativa della mia possibilità di difesa. Per quanto detto, e viste la superficialità e la scorrettezza con cui i media – e chi li ha informati – hanno trattato la vicenda, intendo rivolgermi all’Autorità Giudiziaria per ristabilire la verità dei fatti a tutela della mia dignità”.