Far pace con la propria storia. Riabilitando almeno mille militari, fucilati o giustiziati, durante la prima guerra mondiale per i cosiddetti reati di servizio, le violazioni del codice penale militare in vigore all’epoca. E per loro non c’è solo il riconoscimento dell’innocenza, ma una richiesta di perdono avanzata addirittura  dalla Repubblica italiana. Le vittime sono soldati uccisi, anche al termine di processi sommari, per intimidire i commilitoni e dissuaderli da eventuali ammutinamenti, diserzioni o  azioni di protesta verso i comandanti. La proposta di legge, presentata dal deputato del Pd Gian Piero Scanu e firmata da circa 60 colleghi, arriva da lontano, e vuole archiviare un capitolo storico doloroso per l’Italia: le fucilazioni dei militari che durante la Grande Guerra disobbedivano agli ordini spesso suicidi che arrivavano dai superiori oppure davano vita a iniziative di insubordinazione e di rivolta. A quelle vittime, si vuole ora anche intitolare una targa di commemorazione all’interno del complesso del Vittoriano a Roma, definendole semplicemente caduti in guerra. La frase esatta sarà comunque scelta con un concorso nelle scuole superiori. Il testo di legge approda intanto in questi giorni in commissione Difesa alla Camera per iniziare il suo iter legislativo.

ESECUZIONI SOMMARIE La gran parte di questi dolorosi episodi ruota intorno alla circolare firmata dal generale Luigi Cadorna, capo di stato maggiore dell’esercito all’inizio della Grande Guerra. L’obiettivo degli ordini era chiaro: seminare il terrore attraverso esecuzioni punitive ed esemplari. La stessa decimazione – cioè l’uccisione di “uno ogni dieci” – poteva avvenire anche quando era impossibile l’accertamento dei veri responsabili degli atti di insubordinazione o altre gravi infrazioni. Per i comandanti c’era “il diritto e il dovere di estrarre a sorte tra gli indiziati e punirli con la pena di morte”, specificavano gli ordini impartiti dal generale Cadorna. “C’era lo stesso uso della morte che fa oggi il Califfato dell’Isis: incutere timore per dare l’esempio”, afferma Scanu, tentando un paragone con l’attualità.

PENA CAPITALE I soldati sottoposti a procedimenti giudiziari durante la prima guerra mondiale sono stati in totale 262.481, a cui si aggiunsero 61.927 civili e 1.119 prigionieri di guerra. “Furono processate 325.527 persone e la percentuale di condanne si aggirò intorno al 60% del numero degli imputati”, spiega la relazione che accompagna la proposta di legge. Tra questi procedimenti, 4.028 si conclusero con la condanna alla pena capitale: 2.967 con gli imputati contumaci e 1.061 al termine di un contraddittorio. In molti casi fu applicata la commutazione della pena, mentre in altri i condannati erano già fuggiti. Morale: le sentenze eseguite effettivamente furono 750. “Ma il numero dei fucilati non si esaurisce in questa cifra, perché furono circa altri 350 gli uomini giustiziati”, si legge ancora nella documentazione.

DISONORE CANCELLATO  La norma, in caso di approvazione, prevede una precisa richiesta di perdono della Repubblica italiana. Secondo il testo “il Procuratore generale militare presso la Corte militare d’appello presenta al Tribunale militare di sorveglianza richiesta di riabilitazione in ordine ai casi documentati di condanna alla pena capitale”. Entro un anno, il Tribunale deve emettere la sentenza: in caso di riabilitazione, quasi certa per la gran parte dei casi, decadono anche le pene accessorie comminate ai militari fucilati, come per esempio la degradazione. Così, a distanza di un secolo, dal nome dei fucilati potrà essere cancellato il disonore inflitto al termine di quei processi sommari. “È un atto di giustizia, non un colpo di spugna -conclude comunque Scanu -visto che è prevista la revisione di ogni singolo caso”.

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