I cinesi hanno in mano una nuova arma molto potente e innovativa entrata a far parte del loro arsenale elettronico. Viene chiamata Great Cannon ed è un potentissimo strumento di censura del web. Secondo un rapporto pubblicato da Citizen Four,  il “Grande Cannone” consente alla Cina di intercettare il traffico web straniero che scorre sui siti web cinesi, iniettare il sistema dannoso e riconvertire il traffico dove Pechino ritiene più opportuno. Non è quindi solo in grado di spiare le navigazioni su Internet, ma anche di modificare le stesse e dirigerle su qualsiasi sito web. È già stato utilizzato per intercettare il traffico web e le pubblicità destinate a Baidu, il più grande motore di ricerca della Cina.

Già il mese scorso la Cina, attraverso il proprio filtro Internet conosciuto come il Great Firewall, aveva tentato di paralizzare tutti quei servizi che avrebbero permesso agli utenti cinesi di navigare nei siti bloccati dal Paese. Ma ora questa nuova arma in mano allo Stato, che entrerà a far parte del lessico delle guerre cibernetiche, è ancora più potente perché può essere utilizzata per spiare chiunque navighi attraverso contenuti ospitati su un computer cinese. Anche visitando semplicemente un sito web non-cinese che contiene però delle pubblicità cinesi.

I ricercatori, secondo quanto riportato dal New York Times, avvisano che il sistema è simile a quello delineato da Snowden nei documenti da lui trapelati e utilizzato dalla National Security Agency e dal Gchq. La differenza è nel suo utilizzo: l’Nsa lo utilizzerebbe per una sorveglianza mirata, mentre la Cina per una forma aggressiva di censura. E sostengono che  l’unico modo per consentire agli utenti di Internet e alle aziende di difendersi sarà crittografare il loro traffico Internet in modo che non possa essere intercettato e deviato.

Ottenere il controllo di Internet e delle informazioni è da sempre una priorità per il governo cinese, e il Great Cannon rappresenta un ulteriore formula per controllare le navigazioni sul web. Dimostra quanto si stia spingendo oltre la Cina nel limitare la libertà dei suoi utenti, nell’impedire l’attivismo online  e nell’imporre la censura di contenuti ostili.