L’operazione di trasparenza e di individuazione di trattamenti previdenziali, eccessivamente generosi, lanciata dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, con lo scopo di far conoscere, via via, a tutto il Paese quale sarà il nostro futuro pensionistico, mette in risalto dell’altro.

Sui costi previdenziali dell’Inps pesano anni di politiche di prepensionamento (ferrovieri) e di cassa integrazione, della durata anche di sette anni (piloti ed assistenti di volo) Boeri, con questa iniziativa, ha dimostrato come il metodo retributivo, cioè il calcolo della pensione sulla base non dell’ammontare dei contributi ma sulla media degli ultimi 10 anni di retribuzione, abbia generato delle iniquità e delle incongruenze. Emerge di conseguenza, come un pezzo importante  del sistema dei trasporti (costoso ed inefficiente come quello delle FS e dell’Alitalia) si sia appoggiato all’Istituto di via Ciro il Grande per  spostare i costi delle aziende, in questo caso pubbliche, su un’altra opaca spalla pubblica. E’ stato così possibile a Mauro Moretti lasciare lo scorso anno un carrozzone che perdeva 1,3 miliardi, portandolo nel 2013 al quinto bilancio consecutivo in utile. Missione compiuta grazie allo spostamento di enormi costi sulle casse dell’Inps e senza conflittualità interna, visto che migliaia di ferrovieri uscivano dal lavoro anzitempo, con trattamenti di maggior favore. Senza contare che i trasferimenti  pubblici alle Fs, per la spesa di gestione e di investimenti, continuavano a crescere fino a raggiungere oltre 8 miliardi l’anno. L’Alitalia oramai in mano araba, salvata otto anni fa, ci è costata almeno 3 miliardi ed ancora ci costa per sostenere gli ammortizzatori d’oro messi in atto con il Fondo Speciale.

Boeri due settimane fa ha svelato una parte, quella previdenziale, ignorata dalla opinione pubblica. Oltre alle ingenti ricapitalizzazioni, poi configuratesi esplicitamente aiuti di Stato, vi è stata l’istituzione del Fondo speciale del trasporto aereo, fondo che integra i trattamenti di mobilità, cassa integrazione straordinaria ed in deroga a piloti, assistenti di volo e personale di terra. Si tratta di un contributo a carico dei passeggeri  e non di una “integrazione”, visto che copre ben il 96 per cento del fondo.

Le risorse, per la cassa integrazione dorata, venivano e vengono prelevate da una assurda tassa d’imbarco di 5 euro che pagano i passeggeri in partenza dagli aeroporti italiani. Tali comportamenti, che “spolpano” le casse dell’Istituto e ne minano la “credibilità” sociale, sono tutti passati con il contributo attivo dei sindacati, oramai ex confederali. In tal modo si è garantita la “competitività” delle due più grandi imprese di trasporti nazionali.

Adesso si aspetta di sapere dall’Inps quale sia la situazione previdenziale di altre categorie dei trasporti iperprotette come quelle dei portuali, degli autoferrotranvieri e dei marittimi pubblici (ex Tirrenia). Così si cominciano a spiegare i motivi di tanta inefficienza e di servizi inadeguati, quando non marginali.