Seicento anime, 10 telecamere. Un occhio elettronico ogni 60 abitanti. Siamo a Spineda, in provincia di Cremona, non lontano del territorio mantovano. Un comune di passaggio, lo definisce il sindaco Davide Caleffi. E per questo supersorvegliato. Con nove telecamere fisse (posizionate in alcuni punti della piazza, del cimitero, e poi presso il municipio, la piazzola ecologica, il campo sportivo e l’area camper) e – questa la vera innovazione – una mobile. “Che ha il compito – spiega il primo cittadino a ilfattoquotidiano.it – di scovare quelle discariche abusive ‘alimentate’ dai cittadini-trasgressori e successivamente multarli con sanzioni che vanno dai 50 ai 500 euro in base alla quantità, alla tipologia del rifiuto illegalmente smaltito e alla recidività”. Perché è possibile risalire con precisione all’autore del gesto, sebbene spesso non ripreso in volto.

“Una volta che le forze dell’ordine, con l’ausilio dei cantonieri, trovano un sacco nero, lo aprono e grazie alla presenza, per esempio, di bollette di qualsiasi genere buttate via individuano chi ha gettato l’immondizia”. Tutto grazie alla possibilità dell’apparecchio mobile di muovere l’obiettivo al suo interno di 360 gradi e registrare per 48 ore consecutive. Quindi anche chi nega di aver gettato il sacco – “e lo fanno quasi tutti”, osserva Caleffi – viene incastrato dalle immagini, che sono visibili in tempo reale contemporaneamente al comando dei vigili di Casteldidone, paese confinante, in Comune a Spineda e sul tablet di ogni agente della polizia locale. Le immagini, in alta definizione, risultano assai nitide, tanto da poter tranquillamente riconoscere anche le targhe delle auto di passaggio. Pure di notte, essendo la telecamera dotata di un impianto a infrarossi.

La spesa complessiva per Spineda è stata di 16.500 euro: la metà a carico delle finanze comunali, il resto sono fondi regionali. Infatti è stata l’unione dei Comuni Foedus (di cui Caleffi è presidente), formata oltre che da Spineda da Casteldidone, Rivarolo del Re e Rivarolo Mantovano, ad accedere ad un bando per la sicurezza. Una unione che la stessa Regione Lombardia ha preso a modello, perché unisce addirittura Comuni di diverse province e non ha mai avuto scricchiolii in 13 anni di storia. Oggi, come unico Comune, sono riuniti in pratica tutti i servizi. I soldi per la sicurezza i quattro Comuni uniti non li hanno investiti allo stesso modo. Ad esempio Rivarolo del Re ha optato per gli speed check in paese per moderare la velocità delle autovetture. Ma come hanno preso i cittadini di Spineda l’installazione di una sorta di Grande Fratello? Caleffi ne è convinto: “I cittadini non si sentono controllati, ma tutelati. E hanno accettato di buon grado il posizionamento delle telecamere”.

Twitter: @bacchettasimone