Un museo archeologico del quale molto si parla ma che ancora non esiste.  “Per la Peucezia si sta lavorando al futuro Museo di Santa Scolastica a Bari, che valorizzerà le straordinarie collezioni della Provincia e i reperti mai visti che lo Stato ha scavato dal 1957 in poi”. Era il maggio 2012 quando Isabella Lapi, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Puglia, esponeva i suoi progetti per la rinascita dello spazio museale dell’archeologia barese. Trascorsi tre anni ogni cosa è quasi com’era. La riapertura ancora rimandata. Anche se l’arrivo dei fondi europei, 77 milioni di euro per un cospicuo numero di monumenti tra i quali la struttura all’estrema punta della penisola della città vecchia di Bari, potrebbe agevolare l’esito positivo della questione. Che si protrae dal 1994. Da quando il museo era stato chiuso con decreto ministeriale, per ragioni di sicurezza. I lavori iniziati e proseguiti a rilento. Intanto nel 2001 gli oltre 17mila materiali che ne costituivano le collezioni, inventariati, imballati e accatastati negli scantinati di Santa Scolastica. Prima e dopo, episodi sconcertanti. Nel 2000, 155 oggetti vengono prestati per una mostra a Canosa. Mai restituiti. Nel 2004 trafugati un centinaio tra “vasi gioielli e statuette”, appena selezionati per la preparazione di un’altra mostra. Poi, diverse dichiarazioni. Molti auspici e tante promesse.

Come quelle di Trifone Altieri, assessore alla Cultura della Provincia, che alla metà del 2013 assicurò che il Museo avrebbe riaperto nel giugno 2013 “seppure in parte, con il suo accesso al mare”. Ma anche, più indirettamente, quella dell’ex sindaco Michele Emiliano che nel marzo 2013, lanciando la candidatura di Bari a Capitale della Cultura 2019, sosteneva che “l’unico acceleratore di cui disponiamo è la Cultura”. Quindi anche un Museo archeologico finalmente fruibile. D’altra parte per il capoluogo pugliese uno spazio museale dedicato all’archeologia dovrebbe costituire un brand. Anche considerata la sua “antichità”. Istituito dalla Deputazione Provinciale nel 1875, nacque con un piccolo nucleo di reperti raccolti nell’Istituto Tecnico della città. Quindi il Museo fu aperto al pubblico nel 1890 nella sede del palazzo Ateneo. Nel 1957 l’Amministrazione Provinciale affidava all’Amministrazione dello Stato la gestione del Museo dove, l’allora Soprintendenza delle Antichità della Puglia e del Materano avrebbe dovuto raccogliere i reperti provenienti dagli scavi effettuati in provincia di Bari. Nel 2001 il dietrofront. La Provincia riassume direttamente la gestione del Museo Archeologico Provinciale.

Contestualmente l’Università rientra in possesso dei locali all’interno di Palazzo Ateneo in via Umberto I, cedendo alla Provincia il complesso medievale di Santa Scolastica, già in parte restaurato negli anni Ottanta. Il concorso internazionale di progettazione bandito nel 2007 ha prodotto il progetto di restauro e di rifunzionalizzazione del complesso architettonico in chiave museale. Avviato nel 2011 con la partecipazione economica di MiBACT, Regione Puglia e Provincia di Bari.  “Apriremo due ingressi, uno di fronte al porto delle navi da crociera, l’altro verso la città vecchia, proprio sui bastioni del lungomare. Entro l’estate del 2013 questa parte sarà finita. Gli altri due piani non sono ancora finanziati”, affermava Isabella Lapi. Alla fine dello scorso ottobre l’inaugurazione del bastione di Santa Scolastica, primo nucleo del grande Museo barese. Esposti alcuni materiali a lungo alienati alla fruizione e aperta anche la vicina area archeologica di San Pietro. Ma per tutto il resto bisognerà ancora attendere. Sperando che gli spazi dell’ex monastero siano sufficienti ad ospitare l’immenso patrimonio di materiali esistenti. Proprio per questo si prevedeva un ampliamento nel terreno adiacente, libero da costruzioni dopo la demolizione del vecchio “spedale”. “I lavori, che riguardano esclusivamente l’impiantistica, stanno procedendo. Come previsto la riapertura avverrà per la fine del 2015” afferma l’architetto Longobardi, direttore dei lavori del cantiere di Santa Scolastica. Non rimane che aspettare, fiduciosi.