Le stime di crescita sono spesso sbagliate, ma non sempre la colpa è dovuta ad analisi insufficienti. In fase espansiva i governi tendono a essere mantenersi prudenti nelle previsioni. Lo ammette un ministro: il  +0,7 indicato nel Def può essere superato.

di Carlo Favero* (lavoce.info)

Lo 0,7 del Def e l’1 per cento della Boschi

In un articolo del Corriere della Sera del 15 aprile Enrico Marro nota che “…per l’Italia la crescita dell’economia, se si fossero avverate le stime del governo fatte solo tre mesi prima che cominciasse l’anno sarebbe stata più alta del 14,2 per cento in sette anni, dal 2008 al 2014…” per concludere che “…i dati confermano che l’economia sia una scienza quanto mai inesatta”. Forse sì, forse no. A spiegare gli errori di previsione che il governo italiano inserisce nei documenti ufficiali potrebbe infatti essere un’altra motivazione che non c’entra con l’economia ma piuttosto con la politica e con la ricerca del consenso.
Ricapitoliamo i fatti. Il Def 2015 riporta un rialzo delle stime per la crescita del Pil allo 0,7 per cento per l’anno in corso. Accade però che, in occasione dell’annuale forum Confcommercio, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi suggerisca qualcosa di diverso dalle stime ufficiali e parli di +1 per cento confermando i numeri forniti da Confcommercio. Ma, aggiunge la Boschi, “Vogliamo essere prudenti”,  aggiungendo che il suo augurio è di tornare l’anno dopo per dire ” di aver sbagliato”.

Errori per eccesso e per difetto

Il commento non ufficiale del ministro è in realtà fortemente informativo sulla natura del problema che il governo si pone quando annuncia le sue previsioni. Per capirlo si può ritornare a un lavoro scritto quasi cinquant’anni fa, nel 1969, dal Nobel per l’economia Clive Granger. Già allora Granger faceva notare che quelli che fanno le previsioni (anche i politici) “prendono posizione” (oggi si direbbe: mettono la faccia) sapendo di andare incontro a perdite di credibilità in caso di errori, con perdite tanto maggiori quanto maggiore è l’errore di previsione compiuto. Se gli errori per eccesso e quelli per difetto facessero perdere la faccia nello stesso modo ai previsori, allora ci dovrebbe aspettare che in media i previsori ci azzecchino, non avendo una ragione per essere esageratamente ottimisti né esageratamente pessimisti. Ma la Boschi e il governo vengono oggi da anni di previsioni sbagliate per eccesso (come osservava Marro). Ecco allora che viene fuori la previsione di oggi del ministro, strategicamente sbagliata per difetto. La stessa conclusione a cui arrivava Granger già 50 anni fa e che è poi stata ampiamente utilizzata (con il termine tecnico di funzione di perdita asimmetrica) negli articoli accademici successivi per spiegare la presenza di errori sistematici (e prevedibili) nelle previsioni economiche istituzionali.
Quello che i dati potrebbero confermare è che il governo italiano ha una chiara asimmetria nella funzione di perdita degli errori di previsione che cerca di minimizzare. In fase recessiva la funzione di perdita penalizza maggiormente errori al ribasso rispetto a errori al rialzo e quindi il governo tende ad indicare numeri superiori ai valori che si attende. È plausibile che in fase espansiva la direzione della asimmetria si ribalti. In fase recessiva non si vuole incidere in maniera negativa sul sentiment degli agenti economici mentre in fase espansiva il costo di essere troppo ottimisti diventa più alto di quello di essere prudenti e conservativi.

Questione di aspettative

L’affermazione del ministro Boschi è una chiara indicazione sull’asimmetria nella funzione di perdita in fase espansiva: è evidente che nel 2015 i costi per il nostro governo di prevedere una crescita più alta di quella che si realizzerà sono superiori a quelli di un errore del segno opposto, che si verificherebbe nel caso in cui le cose andassero meglio del previsto. Possiamo quindi inferire che il valore atteso per la crescita in Italia da parte del nostro governo è decisamente superiore allo 0,7 per cento e forse anche superiore all’1 per cento indicato da Confcommercio.
Implicazioni pratiche? Semplici e importanti. Se le aspettative del governo sono corrette da qui a fine 2015 vedremo diverse revisioni al rialzo delle previsioni per la crescita economica. Queste revisioni non dipendono necessariamente dalla inesattezza della scienza economica ma piuttosto dalle preferenze dei autorità di politica economica, che sono preoccupate delle reazioni del pubblico alla discrepanza tra previsione e realizzazione.

Carlo Favero ha conseguito il D.Phil. in Economics presso la Oxford University dove è stato membro del Oxford Econometrics Research Centre. Attualmente è professore ordinario di Economics presso l’Università Bocconi. E’ direttore dell’Igier (“Innocenzo Gasparini” Institute for economic research.), membro del comitato di direzione del Giornale degli economisti e Associate Editor della European Economic Review. Inoltre è research fellow del Cepr, membro del comitato scientifico del Euro Area Business Cycle Network, del Centro Interuniversitario Italiano di Econometria (Cide) e della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa. Le sue aree di interesse scientifico sono la politica monetaria, il comportamento delle Banche Centrali, i modelli econometrici del meccanismo di trasmissione della politica monetaria.