La scintilla è stato un accoltellamento. Poi, per due giorni, le rappresaglie. In Kosovo esplode di nuovo la violenza di matrice etnica e luogo degli scontri è ancora Mitrovica, la città a nord del Paese divisa dal fiume Ibar: a sud vive la popolazione di etnia albanese, a nord c’è la più grande e popolosa enclave serba. Dopo il primo agguato, giovedì 9, da parte di due giovani albanesi ai danni di un coetaneo serbo, i carabinieri (che controllano i punti di passaggio da una sponda all’altra del fiume) e i militari della missione Kfor della Nato, con a capo i militari italiani, hanno subito rinforzato i controlli in tutta l’area per evitare nuove violenze che potrebbero degenerare in giorni di guerriglia. Proprio il ponte di Austerlitz, simbolo delle divisioni etniche all’interno del Paese, è stato teatro del primo agguato. Lì dove sono numerosi i murales in favore della pace nel Paese, due giovani albanesi hanno avvicinato un loro coetaneo serbo e lo hanno accoltellato. Quando la notizia è circolata, una parte della popolazione di etnia serba che vive a nord del fiume ha iniziato ad organizzare delle rappresaglie: gruppetti di serbi che hanno aggredito e ferito 5 persone, tre albanesi e due bosniaci, in differenti attacchi. La tensione è cresciuta al punto da rendere necessario anche l’intervento di Kfor, che in ambito di sicurezza risponde solo nei casi di massima allerta, dopo la polizia kosovara ed Eulex, la missione dell’Unione Europea nel Paese.

Nonostante siano passati più di 15 anni dalla fine della guerra che ha sconvolto l’ex regione serba e sette dalla dichiarazione unilaterale d’indipendenza, la tensione tra le diverse etnie presenti nel Paese (i serbi rappresentano, ormai, solo il 5% della popolazione che è a grandissima maggioranza albanese, ndr) rimane sempre viva. L’ultimo importante episodio di violenza, sempre a Mitrovica, risale al giugno 2014, quando un gruppo di albanesi si è scontrato con la polizia a causa del blocco del ponte di Austerlitz da parte della popolazione di etnia serba. Ne è nato uno degli scontri più violenti degli ultimi anni, con la zona di confine con l’enclave serba che si è trasformata in un campo di battaglia.

Un episodio analogo a quello degli ultimi giorni ha provocato, nel 2004, violente ritorsioni contro la popolazione di etnia serba in tutto il Paese. Quando nel nord del Kosovo annegarono alcuni bambini albanesi per colpa, si diceva, di un gruppo di serbi, scoppiarono nuove violenze in tutta l’area. I militari della missione Kfor lasciarono scoperte alcune postazioni ritenute più tranquille, come ad esempio la città di Prizren, a sud del Paese, per portare rinforzi nel nord, dove la violenza era incontrollabile. Gli albanesi di Prizren decisero così di farsi giustizia da soli, incendiando chiese e simboli religiosi legati alla popolazione di etnia serba ortodossa.

Twitter: @GianniRosini