Che fine hanno fatto i “giovani socialisti” degli anni Ottanta? Per scoprirlo bisogna incrociare alcune delle più interessanti inchieste di questi ultimi anni, dall’indagine “sistema” sulle Grandi Opere della procura di Firenze, passando per Roma e la Metropolitana C, fino a giungere a Ischia e Procida, dove i pm di Napoli stanno scoperchiando gli affari e la presunta corruzione legata alla cooperativa rossa Cpl Concordia, che si occupava della metanizzazione delle isole campane.

Demitry family
L’inchiesta napoletana sulla Cpl Concordia nasce intercettando un “vecchio” socialista, Giuseppe Demitry, e s’incentra su un altro craxiano, Francesco Simone, il responsabile delle relazioni istituzionali della Cpl che, con i tre interrogatori della scorsa settimana, ha iniziato a collaborare descrivendo il “sistema” di corruzione legato agli appalti. Nato nel 1942 a Somma Vesuviana, Napoli, Demitry risiede a Milano, ed è stato deputato del Psi per tre legislature, dalla IX alla XI. Nel suo curriculum – scrive il Noe dei Carabinieri – vanta anche l’accusa di corruzione in atti giudiziari, nata dalle dichiarazioni del camorrista Pasquale Galasso, dalla quale fu poi prosciolto: il collaboratore di giustizia sosteneva che Demitry aveva fatto da intermediario fra il clan Galasso e il giudice Vito Masi per l’ “aggiustamento” di un processo. Intercettando Demitry, nel 2012, il Noe scopre i suoi legami con Simone.

Obiettivo Tremonti
Giulio Tremonti deve presentare un libro a Napoli, e Demitry sa bene che Simone “gode di grande fiducia” presso l’ex ministro. “Lo scenario politico di quel momento storico – scrive il Noe – per Demitry era chiaro: ben conscio che grazie alla lunga militanza attiva nel Psi Simone godeva di grande fiducia da parte di Tremonti e Demitry, per le vicende personali di carattere penale, è di fatto non candidabile”. Può candidare suo figlio, però, “grazie a un consistente bacino di voti”, e intende farlo “nella lista 3L (Lista lavoro e libertà, ndr) dell’ex Ministro dell’economia” ma “necessita anche del supporto di Simone”. Obiettivo che in parte raggiungerà: “Demitry ci tiene a ben figurare con Tremonti proprio perché è in ballo la candidatura del figlio e, infatti, se da un lato riuscirà nel suo intento, ottenendo addirittura che sia capolista per il movimento dell’ex ministro dell’economia in Campania per la Camera, dall’altro lo sforzo sarà risultato vano perché l’intera lista non raggiungerà il quorum e quindi non esprimerà rappresentanti parlamentari”. Intercettandolo, il Noe scopre che si dedica a complicate manovre per cambiare in euro circa un miliardo di vecchie lire, ed è impegnato in compravendite di petrolio e tabacco. Se non bastasse, nel gennaio 2014, Geppino Demitry e l’ex senatore dell’Udeur Tommaso Barbato sono stati indagati per voto di scambio proprio perché, in cambio dell’appoggio elettorale al figlio Antonio, avrebbe promesso un posto di lavoro a Francesco Barbato, figlio di Tommaso.

Tom Tom Simone
Anche Simone – il principale indagato nell’inchiesta napoletana – è un vecchio militante del Psi. “Negli anni – scrive il Noe – ha tenuto sempre vivi i rapporti con tutti i parlamentari e senatori del partito rieletti in altre formazioni politiche. Oltre a essere in contatto con i figli di Craxi, in particolare con Bobo, ha legami stretti anche con Giulio Tremonti che, proprio per i trascorsi socialisti di Simone, lo ha voluto insieme a Demitry nella squadra di consiglieri che lo hanno sostenuto alle ultime consultazioni politiche del 2013, con la lista 3L”. Racconta un testimone ai pm: “Io chiamavo Simone, scherzando, il ‘Tom – Tom‘ dal momento che arrivava ovunque. Simone mi fu presentato da Saro Munafò, anche lui socialista ed ex segretario del Ministro Martelli…”.

Classe 1957, a Simone viene affidato, nella seconda metà degli anni Ottanta, il compito di riorganizzare la struttura dei giovani socialisti. Compito che non porterà a termine perché – il motivo non fu mai ufficialmente spiegato – si ritrovò defenestrato dalla segreteria. Alla fine degli anni Novanta si schiera con Claudio Martelli alle europee, poi con Bobo Craxi, entrando a far parte della sua segreteria, anche quando quest’ultimo passa al centrosinistra, appoggiando il secondo governo Prodi, e diventandone sottosegretario agli esteri con il ministro Massimo D’Alema. Nel tempo Simone – scrive sempre il Noe – è riuscito ad attivare un “canale preferenziale sia con il segretario Pd Matteo Renzi, sia con Luca Lotti e Dario Nardella”. Nei giorni scorsi mister Tom – Tom ha tirato in ballo gli appalti della Cpl a Procida. Risultato: un avviso di garanzia per l’ex sindaco Luigi Muro.

Il Muro di Procida
Anche Luigi Muro è un vecchio socialista. Poi è diventato parlamentare di An, quindi è confluito in Fli, ma nell’isola è consigliere comunale dal lontano 1983, quando, dopo decenni di governi targati Dc, arriva il primo sindaco socialista della storia isolana. Secondo le accuse, Muro avrebbe ottenuto dalla Cpl una piccola quota, tra il 10 e il 20 per cento, di una società costituita ad hoc. In cambio – sostiene sempre l’accusa – avrebbe cercato di favorire la stessa Cpl. Ma l’inchiesta napoletana non è l’unica a trovare, fra i suoi protagonisti, i vecchi militanti del partito del garofano. Anche le indagini sulle Grandi Opere condotte dalla procura di Firenze e dal Ros dei carabinieri trovano i vecchi socialisti ancora in grande spolvero. Per esempio, Enzo Collio: chi era costui?

Pronto, Nencini?
Anche Enzo Collio è un vecchio socialista. E vorrebbe una nomina, come revisore dei conti, in qualche società. Collio non compare direttamente nelle intercettazioni registrate dal Ros, non è indagato, ma dalle carte emerge che i suoi interessi sono tenuti a cuore da Fabrizio Magnani, capo della segreteria di Riccardo Nencini, anch’egli socialista, nominato nel 2014 viceministro alle infrastrutture del governo Renzi. “Giulio Burchi – scrive il Ros – dopo aver incontrato Fabrizio Magnani, fa emergere che quest’ultimo gli ha richiesto di trovare una sistemazione, possibilmente come revisore dei conti, a Enzo Collio, ex esponente del Partito socialista italiano”. Sarà un caso, ma Collio – sempre secondo il Ros – ottiene un incarico alla Mobilità Serenissima Srl. E il Ros, a operazione avvenuta, intercetta questa telefonata di Magnani: “Ti ringrazio anche a nome di Riccardo”. “Fabrizio Magnani della segreteria del viceministro Riccardo Nencini”, scrive il Ros, “chiede insistentemente a Burchi di trovare per conto del viceministro incarichi da conferire a persone non identificate nelle società direttamente riferibili a Burchi. E Burchi pretende per sé, da parte di Nencini, una qualche nomina in aziende a partecipazione statale”. L’altro uomo forte delle Infrastrutture, oggi, è il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro: un altro socialista. E che dire di Ercole Incalza, il super dirigente che, da capo della struttura di missione che gestiva le Grandi Opere, è stato arrestato dalla procura di Firenze nell’inchiesta “sistema”?

Il sistema Incalza
Incalza è un giovane socialista pugliese quando, nei primi anni Ottanta, approda al ministero dei Trasporti con il socialista Claudio Signorile. Da allora, fino al 2014, è stato praticamente inamovibile: due governi Berlusconi, poi Prodi, Monti, Letta e Renzi. Solo una piccola parentesi, dovuta all’allontanamento disposto da Antonio Di Pietro, l’ha visto spostarsi dal ministero, dov’è rimasto ininterrottamente per 14 anni. Secondo l’accusa, che lo vede indagato per corruzione, imponeva, come direttore dei lavori nelle grandi opere, Stefano Perotti, che era giunto a gestire appalti pubblici per ben 25 miliardi. Ma dagli atti di Firenze spunta anche un altro “giovane socialista”, Enrico Boselli, che fu segretario dei giovani socialisti nel 1980: non è indagato ma anch’egli è comunque molto interessato alle nomine legate agli appalti pubblici.

Metropolitana C di Roma
E’ il gennaio 2014 quando il Ros dei carabinieri intercetta l’imprenditore indagato Giulio Burchi e annota: “Burchi riferisce a Enrico Boselli, ex parlamentare, ex presidente della Regione Emilia Romagna (1990 – 1993) e storico esponente del Partito Socialista, di aver incontrato l’assessore, facendo riferimento all’incontro avuto con l’assessore di Roma Guido Improta, nel pomeriggio del 15 gennaio precedente, per discutere del conferimento dell’incarico di amministratore unico della società Roma Metropolitane”.

Boselli: “… buongiorno ingegnere”.

Burchi: “… come siamo messi giovinotto?”.

Boselli: “… insomma … la ve do un po’ dura … (ride) … senti ma la cosa tua a che punto siamo? Lui prima di uscire che ti ha detto?”.

Burchi: “… mi ha detto … ‘lei conosce Ercole Incalza?'”.

Boselli: “… ah, che rapporti hai con Incalza…”.

Burchi: “… gli ho detto … ‘lo conosco da una vita, eravamo tutti e due iscritti allo stesso partito… non mi gode perché lui sono 30 anni che racconta che la luna  è di formaggio… la maggior parte della gente ci crede … poi non tira mai in porta e quindi … insomma’… poi dico… “lui ha un ottimo rapporto ancora con l’ex ministro Lunardi… ma a me non mi interessa un cazzo…'”.

Boselli: “… e lui?”.

Burchi: “… ‘non ce ne ho bisogno’ … non so questa cosa come l’abbia presa, lui… sai Ercole Incalza è un incantatore di se rpenti … no? nel senso che gli racconta … fra l’altro se vanno a vedere i suoi trascorsi con Anemone … è scandaloso che lo lascino ancora…”.

Boselli: “… ma lui sta al Ministero ancora?”.

Burchi: “… si, è ancora il capo dell’Unità di Missione…”.

Boselli: “… tu pensi che questa cosa ti possa creare problemi…”

Burchi: “… noo… vabbè io ti dico guarda… (inc.)… problemi… io ce li ho i problemi se vado a fare quel lavoro… di questo sono sicuro… però…”.

Boselli: “… io dovrei vedere … tu giovedì … ci pigliamo un caffè giovedì?”.

Burchi: “… si guarda io vado a Roma oggi …”.

Gli atti relativi alla Metropolitana sono stati trasferiti dalla procura di Firenze a quella di Roma.