11 Aprile, nell’ambito dell’ Havana Film Festival of New Yorksarà proiettato il film documentario The Troublemaker – Behind the Scenes of the United Nations, diretto dal regista Roberto Salinas.

L’opera del filmmaker di origini nicaraguenze, racconta la storia finora poco conosciuta di Padre Miguel d’Escoto Brockmann, tornato alla ribalta delle cronache dopo che Papa Francesco gli ha recentemente revocato la sospensione a divinis infertagli negli anni ottanta da Giovanni Paolo II. Di questo film, ho ricevuto l’incarico di comporre l’intera colonna sonora.

La storia di Miguel, sembra tratta da un romanzo d’avventura. Gli ingredienti per un racconto epico, più nella sostanza che nella forma, sembrano esserci davvero tutti. Nato in California nel 1933, figlio dell’ambasciatore nicaraguense presso gli Stati Uniti, Miguel entra nel seminario di Maryknoll di New York dove viene ordinato sacerdote nel 1961. Dopo aver conseguito un master in giornalismo, aderisce alla Teologia della Liberazione ed al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, un partito politico di vaga ispirazione marxista che nel 1979 rovescerà il regime di Anastasio Somoza Debayle, uno dei più sanguinosi e tirannici dell’America Latina.

A Rivoluzione avvenuta, ricoprirà il ruolo di Ministro degli Esteri (dal 1979 al 1990) nel governo guidato da Daniel Ortega e il 4 giugno 2008 verrà eletto Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Come primo atto, invoca una mobilitazione della società internazionale contro la politica israeliana nei confronti dei palestinesi e, nel giugno 2010, viene eletto per acclamazione alla guida del Comitato Consultivo del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

La vita di Miguel subì un duro colpo nel 1983, quando Giovanni Paolo II ammonì lui e gli altri preti al governo per il loro coinvolgimento in politica. I severi divieti imposti dalla Chiesa e dal Vaticano non scoraggiarono affatto d’Escoto che, davanti ai soprusi e alle violenze della dittatura, non ebbe cedimenti ne dubbi nell’appoggiare senza riserve il movimento armato rivoluzionario sandinista. Erano anni, quelli, in cui era in corso la dura contesa tra Usa e Urss per assicurarsi l’egemonia sul continente Sud Americano e molti altri preti condivisero i principi progressisti della Teologia della Liberazione. Proprio nel caso di Padre Miguel, uomo colto, raffinato, nonché dotato di un eloquio trascinante, tale grave pena fu considerata inevitabile.

Trent’anni dopo, Papa Bergoglio ha deciso di cancellare un atto di governo del suo predecessore polacco, revocando la sospensione. Padre Miguel, oggi uomo anziano e molto malato, aveva supplicato Papa Francesco di intervenire in suo favore usando queste parole: “Francesco, prima di morire desidero potere celebrare per l’ultima volta una messa, consacrare l’eucarestia, come un ministro di Dio”.

Il film di Salinas ha certamente il pregio di raccontare la storia di Padre Miguel, la sua lotta dentro e fuori le istituzioni, ma anche di compiere un viaggio nel ventre metallico dell’Onu, mostrando il dietro le quinte dei torosi gangli della burocrazia europea. Un’immersione nella ‘pancia della balena che ci consentirà di incontrare molto da vicino, fra altri, personaggi come Obama, Sarkozi, Fidel Castro, Stigliz.

Il film è realizzato con una estetica estremamente cinematografica, ricorrendo a ‘riprese rubate’, sequenze estremamente eleganti di carattere apertamente narrativo. Come quando la camera fluttua lungo i lunghi corridoi di vetro, tra i lucenti banchi delle sale convegni ed i raffinati tessuti degli abiti dei convitati. Colpiscono i suggestivi squarci del Sud America incrociati a numerose riprese di repertorio estremamente rare.

Tra le cose più toccanti scritte da Padre Miguel negli anni della vecchiaia, ve n’è una in particolare in grado di descrivere il suo spirito e il nostro tempo: “Spero che nessuno si offenda se dico che l’amore è ciò di cui il mondo ha più bisogno. E che l’egoismo è ciò che ci ha portato a questo terribile palude nella quale il mondo sta affondando, forse irreversibilmente, a meno che non accada qualcosa di grande…”