Dopo l’eutanasia, la Francia decide di prendere posizione anche su un altro tema dirimente tra destra e sinistra: le cosiddette innection rooms, in Italia maggiormente conosciute come le stanze del buco. In soldoni, spazi presidiati da personale socio sanitario al cui interno il tossicodipendente potrà consumare le sostanze riducendo i rischi di overdose e le varie patologie correlate: luoghi che ti riforniscono di materiale sterilizzato ed in cui forme di socializzazione ed, eventualmente, di richiesta di aiuto paiono essere più praticabili rispetto alla strada o al chiuso delle proprie stanze.

Due considerazioni su questa politica che, più prosaicamente, si inserisce in quella più ampia definita riduzione del danno: una prima che riguarda l’effettivo impatto sulla salute di uomini e donne che, pur nella loro marginalità, sono in contatto con altri uomini e donne. Una seconda legata alla laicità di scelte di tal fatta che fanno sembrare la Francia sideralmente lontana dalla Italietta nostra al cui interno tengono banco personaggi dal tenore ascientifico quali Giovanardi.

Le patologie correlate (le principali riguardano il virus Hiv e Hcv) hanno fatto in Italia morti quanto le overdosi. Fossero stati attivi questi spazi potremmo godere ancora della presenza di non pochi di loro. Abbiamo preferito dividerci, in spregio alla salute delle persone, facendo diventare il dibattito sulle droghe una partita interna alla morale. E di morale in morale non solo si sono allontanati questi interventi ma anche le semplici macchinette scambia-siringhe, anch’esse strumenti salva vita, perché il bigottismo di questo paese è incompatibile con fenomeni quali la droga e la semplice considerazione che le vite per taluni sono sostenibili, in certi tempestosi frangenti, solo se vite a perdere.

Si preferisce pensare che nel bagno di casa o in una macchina nascosta da un furgone, un uomo o una donna si iniettino una sostanza che sa essere fatale. Basta non vedere, basta non sapere.

Nelle pieghe di questa ipocrisia ci va a nozze la nostra politica, fatta da uomini e donne legati, tutti, dalla assoluta mancanza di coraggio: che è il coraggio francese o di chi ritiene che la politica debba affrontare temi e fenomeni che sa essere estremamente divisivi. In Italia si preferisce porli sotto il tappeto talvolta perché sporchi e talvolta perché, a entità superiori, affatto graditi.

Posso con certezza affermare che non ci sarà cambiamento alcuno verso se il tema dei diritti e delle libertà, di condotte di vita che appaiono ostili alla nostra stessa convivenza, sarà sottoposto alle logiche della morale e non a quelle del governo di fenomeni esistenti. Impari il governo italiano ad avere un poco di coraggio. Non esiste solo l’economia. Prima dell’economia esiste la vita.

Impari a governare un paese e non solo ad amministralo.