Ho scritto molti articoli in materia di riforma del processo civile; da ultimo, nel febbraio e marzo di quest’anno. Ho spiegato che: – Il processo civile è lungo e quindi chi ha torto trova conveniente non adempiere e farsi fare causa; gli può andare bene; se gli va male, adempirà tra 10 anni. – È per questa ragione che ogni anno ci sono circa 4 milioni di processi nuovi. – Più processi ci sono, più tempo ci mette il giudice per definirli. Quindi si tratta di un serpente che si morde la coda: i processi lunghi spingono i debitori a non adempiere, ogni anno ci sono più processi, i tempi si allungano e i debitori non pagano.–

Accorciare i tempi è il principale modo per interrompere questo loop. Ne indicavo altri: – Rendere il processo non conveniente per chi ha torto costringendolo a pagare le spese della controparte (fino a poco tempo fa i giudici – per male intesa equità – le compensavano quasi sempre; poi – meritoriamente – il ministro ha emanato una legge che glielo impedirà) e condannandolo a multe tremende per lite temeraria (la causa manifestamente infondata fatta al solo fine di non adempiere). – Abolire l’Appello, vera e propria lotteria giudiziaria: non c’è nessuna garanzia che la sentenza di Appello sia più giusta di quella di Tribunale; magari è vero il contrario, nessuno può saperlo.

L’11 Marzo è stato presentato alla Camera il disegno di legge delega per la riforma del processo civile. È certamente il frutto di anni di lavoro da parte di insigni giuristi; ciò che mi consola è che dice – molto bene – esattamente le cose che ho riassunto più sopra. Meno l’ultima purtroppo, sostituita comunque da una sostanziale limitazione delle possibilità di ricorrere in Appello, confinato in una sorta di anticamera della Cassazione, con l’evidente scopo di diminuire i processi che comunque le arriveranno. La parte più interessante di questo disegno di legge sta nell’aver finalmente affermato che il ruolo assunto dagli avvocati nel processo è la causa principale della sua lunghezza: come avevo già scritto, più di un anno se ne va solo per lo scambio di memorie tra le parti, senza che il giudice abbia mai preso cognizione della causa. Rimedio? Che se le scambino prima dell’inizio del processo, con i termini e le modalità che vogliono; magari le parti cambiano idea e si mettono d’accordo.

Se non succede, si fisserà l’udienza di prima comparizione (consegnando al giudice le memorie previamente scambiate) e si procederà con l’istruttoria. E così si faccia per le conclusioni: finita l’istruttoria, le parti se le scambino prima dell’udienza finale e non dopo come succede adesso: altri 3 mesi risparmiati. Né meno interessante è l’impulso che si dà al tentativo di conciliazione che il giudice dovrebbe fare subito dopo la prima udienza; potrebbero esserci tanti processi in meno, anche perché in sei mesi circa potrebbe arrivare la sentenza. E comunque, in questa occasione, il giudice (come ho scritto io, ma non ha specificato il disegno di legge) dovrebbe ricordare alla parte che sembra aver torto l’eventualità di una rispettabile multa per lite temeraria… Molto importanti il ridimensionamento dell’Appello, attualmente vera vasca di decantazione del processo (con connessa soddisfazione dei litiganti in consapevole torto); e le misure organizzative previste per la Cassazione: sostanzialmente un incremento dei casi in cui è possibile procedere in camera di consiglio anziché in pubblica udienza.

Al di là degli aspetti tecnici, come ho detto pregevoli, ciò che colpisce in questo disegno di legge, è il coraggio di affrontare la lobby degli avvocati, che hanno tutto da perdere da una razionalizzazione del processo civile: minor attività processuale corrisponde a parcelle più ridotte. Ma, soprattutto, meno processi significa meno lavoro; e, con 250. 000 avvocati che si spartiscono il mercato (40.000 in Francia), il rischio di trovarsi disoccupati è concreto. Non a caso, questa volta (e solo questa volta) hanno unito le loro critiche e richieste a quelle dei magistrati: non si contragga il diritto di difesa, non si riducano le impugnazioni; si incrementino giudici, cancellieri etc.

Naturalmente questo non è possibile: soldi non ce n’è e infatti il disegno di legge contiene la clausola dell’invarianza finanziaria; insomma, riforma a costo zero. Ma va bene così: un sistema sbagliato non deve funzionare solo perché si incrementano le risorse; semplicemente va cambiato, come una macchina mal progettata. Alla fine, una buona riforma: potrebbe funzionare. Ma io ho una risalente esperienza su disegni di legge buoni, anzi buonissimi (quello sulla legge penale tributaria l’avevo scritto io!), fatti propri dal governo e ammazzati in Parlamento dall’offensiva delle lobbies. Magari questa volta non sarà così: Renzi è accusato un giorno sì e l’altro pure di soverchiare il Parlamento: questa volta potrebbe farlo per una buona causa.

il Fatto Quotidiano, 7 aprile 2015