Ospito il contributo di Marco Di Donato, dottore di ricerca in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Genova, ricercatore UNIMED nonché autore di Hezbollah, Storia del Partito di Dio, Mimesis Edizioni, 2015. (FR)

Sayyed Hassan Nasrallah, Segretario Generale di Hezbollah (il Partito di Dio libanese), torna a parlare e lo fa con un messaggio alla televisione di partito, al-Manar, tuonando contro l’Arabia Saudita ed il suo coinvolgimento militare in Yemen. Nasrallah si trova a suo agio dinanzi alle telecamere e questo è evidente soprattutto quando la sua dialettica si forgia seguendo il linguaggio della battaglia, della guerra. Per gran parte della sua esistenza, Hezbollah è stato infatti caratterizzato primariamente, sebbene non esclusivamente, da attività di carattere militare, guerresche, che dal 1985 al 2000 lo hanno costantemente opposto alle truppe israeliane nel Sud del Libano. Questo, ovviamente, senza dimenticare il 2006 e la soffertissima guerra dei 34 giorni.

Funerale di un membro di HezbollahSono passati ormai 15 anni dal Maggio del 2000, da quando Hezbollah ottenne il ritiro delle truppe israeliane dal Sud del Libano, eppure la guerra per gli sciiti libanesi nei ranghi al Partito di Dio non è mai finita. Anzi. Recentemente è proseguita in Siria, attraverso il problematico sostegno al presidente Bashar al-Asad, in Iraq, al fianco delle truppe iraniane contro Daesh (lo Stato islamico anche conosciuto come IS) ed in Libano per proteggere le frontiere nazioni da i vari gruppi jihadisti che continuamente provano ad infiltrarsi attraverso i porosi confini libanesi.

Secondo Michael Young del The Daily Star Lebanon, la contemporanea presenza dei guerriglieri del Partito di Dio su tutti questi fronti potrebbe far sì che la Siria, in particolare, possa divenire un vero e proprio Vietnam. Lo potrebbero divenire le montagne nei dintorni di Qalamoun, snodo strategico decisivo per le fortune dell’esercito siriano e di Hezbollah allo stato attuale duramente impegnati su quel fronte che non possono assolutamente perdere.
La congiuntura regionale del resto non aiuta, ma Nasrallah continua ad ostentare sicurezza affermando che i sauditi usciranno con le ossa rotte dal confronto in Yemen. Eppure mai il Partito di Dio si era trovato ad agire su così tanti fronti dovendo rispondere a così tante sollecitazioni.

Ciò che sembra evidente e che Hezbollah si ritrova nuovamente nella condizione di utilizzare le sue armi per affermarsi sullo scenario nazionale ed internazionale. Non è la politica, non è il lavoro sociale ma sono le armi a riportare Hezbollah al centro del dibattito. Il resto, pur presente, è in secondo piano. Come ad esempio è in secondo piano l’appello di Nasrallah a tentare la via del dialogo nazionale in Yemen, oppure a portare avanti forme di confronto interne al Libano per eleggere un nuovo presidente della Repubblica privilegiando il confronto con le altre forze politiche libanesi. In buona sostanza è ancora ed esclusivamente l’immagine dell’arma stretta nel pugno a caratterizzare il Partito di Dio sui media locali ed internazionali. Ed è forse questo il limite più evidente dell’organizzazione sciita, ossia il non riuscire ancora a proporsi indipendentemente dallo sforzo militare. Eppure non che negli anni non ci abbiano provato, affiancando all’avanzamento tecnologico in campo militare corpose iniziative di sostegno sociale e lasciandosi coinvolgere, a volte oltre ogni previsione, nei giochi governativi grazie ad un processo di “diversificazione strategica” che ha avuto inizio già negli anni ’90, se non prima.

Al momento però non sembra esserci altra alternativa che affidarsi alla propria lunga esperienza di guerriglia e “combattere – parola di Nasrallah – i gruppi takfiriti (empi)” ovunque nella regione, sostenere gli oppressi e combattere gli oppressori. E per il futuro? Il dibattito è ancora del tutto aperto ed ancora senza una risposta definitiva soprattutto in seguito ai segnali di accordo fra l’Iran ed il mondo occidentale sul nucleare. Quanto questo passaggio, potenzialmente di portata storica, influenzerà i futuri eventi è tutto, ovviamente, ancora da valutare, ma certamente il Partito di Dio ne sarà influenzato: in un modo o nell’altro.