Il giorno 1° aprile, in prima pagina, il New York Times apre con un’intervista a Matteo Renzi. Ecco uno dei primi paragrafi: “A quarant’anni, Renzi è il più giovane primo ministro nella storia italiana e si è assunto il compito di distruggere l’ossificata struttura politica del Paese, e di ricostruirlo per una generazione più giovane. (…) Il modo di operare di Renzi è un misto di grande energia, ottima comunicazione e capacità di manovrare la politica senza esitazioni (…). ‘La scommessa era di trasformare il Partito democratico (nel testo inglese attribuito a Renzi, ‘Labour Party’, ndr) da perdente a vincitore’, ha detto Renzi nel suo inglese per il quale è stato un po’ preso in giro dai social media, ma che di recente è rapidamente migliorato (…). Bisogna dare più diritti alla gente giovane, dare possibilità a una nuova generazione”.  

Più avanti l’articolo prosegue: “È un enorme carico di impegni, quello che Renzi ha messo nella sua agenda. I suoi sostenitori lo definiscono l’ultima chance e apprezzano il suo coraggio di sfidare interessi radicati. I suoi avversari lo definiscono ‘autoritario’, un’accusa che, secondo Renzi (ma anche secondo molti analisti) è immeritata”. Questo è il cuore dell’articolo. La conclusione è affidata a un ultimo paragrafo in cui si riafferma che Renzi è il leader più giovane, si conferma che il giovane primo ministro usa le sue energie e il suo dinamismo per cambiare il Paese. Però, attenzione. Queste ultime righe dell’articolo e il giudizio finale, non sono dello autore dell’articolo (Jim Yardley, esperto di cose italiane), come vedremo più avanti.  

Inevitabile ritornare con la memoria ad un articolo dedicato a Berlusconi il 21 agosto 2008 dal settimanale Newsweek, intitolato “Miracolo in 100 giorni, come Berlusconi ha messo in ordine la caotica Italia e che cosa verrà dopo”. Ecco l’inizio: “Nei primi cento giorni da primo ministro Berlusconi ha fatto ciò che è impossibile fare: a un livello che non ha precedenti nella storia del Paese, lui ha preso in mano il controllo di una nazione che appariva ingovernabile. Le opposizioni si lamentano, e intanto Berlusconi, primo ministro per la terza volta, ha un sostegno popolare del 55 per cento. (… ) Berlusconi, facendo buon uso di una legge elettorale del 2005 (si riferisce al Porcellum, legge di Calderoli, preparata per Berlusconi, ndr) ha ottenuto una vittoria da cui l’opposizione deve ancora riprendersi( …) e ha perso poco tempo nel consolidare la vittoria. Una delle sue prime leggi dà immunità contro ogni procedura giudiziaria alle quattro più alte autorità dello Stato, incluso il primo ministro. Ci sarebbe la questione del conflitto di interessi, ma gli italiani sono troppo poveri per interessarsi di queste cose. Essi chiedono sicurezza, non solo finanziaria. E Berlusconi risponde, con pugno di ferro in guanto di velluto. (…) Già all’inizio di agosto ha inviato truppe in varie località d’Italia per ripulire Napoli (sono i giorni in cui comincia a esistere la ‘Terra de fuochi, ndr), per tenere a bada l’immigrazione (per questo serve il trattato di amicizia perenne con la Libia, ndr), per combattere il crimine (i grandi processi saga per corruzione devono ancora cominciare, ndr)”.  

La firma era di Jacopo Barigazzi, una firma allora ignota, in rete, che sembrava finta, date le affermazioni stupefacenti e perché appariva una celebrazione eccessiva persino per una pubblicazione di casa Berlusconi.  

Invece era tutto vero. Non la storia di Berlusconi che controlla e domina l’Italia, l’immondizia e la criminalità con le truppe. Ma la riproduzione, per conto di Berlusconi, di un tipo di celebrazione identica alla narrazione, che Berlusconi imponeva di se stesso.  

Forse il Barigazzi, personaggio che è sembrato comprensibilmente improbabile, data la distanza dai fatti veri, ha un po’ esagerato, spostando la sua celebrazione verso il grottesco, verso una involontaria presa in giro, accolta con scrosci di applausi solo dai dipendenti di Berlusconi.  

La storia del New York Times non è affatto la stessa storia, è normale giornalismo. Tranne, forse, l’evidente voglia dell’intervistatore di farci sapere che gli piace molto l’intervistato, la persuasione che non sia necessario verificare la agenda-Renzi da Babbo Natale perennemente sulla slitta, e la persuasione che l’opposizione, per quanto rappresenti tutte le forze del lavoro (si noti: contro un leader “di sinistra”), e quasi tutti i costituzionalisti noti nelle università americane (da Giovanni Sartori a Stefano Rodotà), non merita una breve sosta di verifica per sapere chi e perché non si unisce agli applausi per l’autocelebrazione che il simpatico Renzi tributa a se stesso.  

Comunque non stiamo confrontando gli intervistatori, così diversi, mai i due tipi umani intervistati, Berlusconi e Renzi, così simili, in tempi, storici e politici, quasi uguali (rovinosi e celebrati). Infatti, paragrafo per paragrafo, Newsweek del 21 agosto 2008, mentre stava iniziando la discesa dell’Italia verso la brusca e necessaria rimozione di Berlusconi come leader incapace, ci anticipava i passi chiave di molti futuri discorsi dello stesso Berlusconi su Berlusconi, quasi con le sue stesse parole. L’articolo del NYT su Renzi si conclude, come ho già anticipato, non con un’opinione del giornale, ma con queste parole: “Per l’Italia è tempo di decisioni. Io sono il leader più giovane che l’Italia abbia mai avuto. Io sto usando la mia energia e il mio dinamismo per cambiare il mio Paese. Penso che sia giunto il momento di scrivere una nuova pagina per l’Italia”. Sono parole di Renzi. Berlusconi può andarne fiero.

Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2015