Il tempo, quel tempo che sembra aver ricevuto un’accelerazione dalla velocità con cui le tecnologie a disposizione permettono di muoverci e di scambiarci informazioni, è certamente la risorsa più importante che ci viene data in sorte quando nasciamo, dal nostro personale istante zero. Ho scaricato in questi giorni da iTunes il film Interstellar di Christopher Nolan che avevo avuto modo di vedere al cinema completamente impreparato, inchiodato per tre ore alla poltrona. Un film che fa toccare con mano i paradossi del tempo e delle nozioni scientifiche apprese a scuola, a cominciare dalla teoria della relatività di Einstein (che in realtà poi sono due: generale e ristretta).

Dalla scuola ricordavo una definizione aristotelica del tempo che pure mi aveva colpito: “misura del movimento secondo il prima e il poi”. Il tempo esiste per chi è soggetto a cambiamenti, al movimento, mentre il dio di Aristotele, il motore immobile, vive al di fuori del tempo e dello spazio un unico eterno istante in cui è presente tutta la storia dell’universo, dal suo inizio alla sua fine.

Non sono un fisico, ma mi sembrano argomenti così fondamentali per la nostra esperienza di vita che mi sembra importante condividere delle riflessioni. Il tema del tempo richiama nozioni scientifiche, filosofiche e anche religiose nello sforzo di comprenderne il fenomeno oltre l’esperienza sensibile. Einstein ci dimostra che non esiste un tempo unico e assoluto, ma il tempo è compenetrato con lo spazio, con l’osservatore e il suo movimento. Viaggiando alla velocità della luce, il tempo scorre più lentamente e tornando da un viaggio di un paio d’ore nello spazio a questa velocità si ritorna nel futuro del luogo di partenza di qualche decina d’anni. Ci si può trovare quindi, come descritto efficacemente nel film, più giovani dei propri figli. Il tempo è relativo, appunto.

Siamo abituati a pensare, in base alla nostra esperienza, che ci si possa muovere in avanti e indietro nello spazio, ma non nel tempo che ci appare unidirezionale. La nuova dimensione spazio-temporale di Einstein ci fa invece comprendere che ogni istante spazio-temporale si aggiunge al successivo come una serie di istantanee raccolte in un album di fotografie che possiamo sfogliare in avanti e indietro. Il film mostra anche qui efficacemente la galleria spazio-temporale della nostra vita che si aggiunge a quella di ogni altra esistenza passata e futura. Il passato coesiste con il presente e il futuro in un unico “album” reale, al momento inaccessibile. L’inizio dell’universo, dal famoso big bang, e la sua implosione finale coesistono: sono già avvenuti entrambi nella realtà e, nella prospettiva aristotelico-cristiana, al cospetto della “causa incausata”, del motore immobile, unico sopravvissuto alla fine dei tempi (relativi).

Quindi ciascuno dei nostri cari defunti è anche contemporaneamente nato e vive in dimensioni parallele. Potremmo raggiungerlo con un bypass spazio-temporale pure teorizzato dalla scienza e descritto efficacemente nel film con l’esempio di uno spazio piegato come un foglio e trapassato da una matita. Aggiungo: celebriamo in questi giorni nel mondo cristiano, quello che misura il tempo dalla nascita di Cristo, la sua passione e morte coi riti della Pasqua, ma si sta in contemporanea celebrando, in altra dimensione spazio-temporale, anche il suo Natale, Epifania e Pentecoste. Come in un quadro di Picasso che tentò, anzi tenta di imprimere sulle due dimensioni della tela il movimento spazio-temporale dei corpi ritratti.

Tematiche complesse, ma avvincenti e reali, scientificamente dimostrate. Dedico queste riflessioni ai miei figli che mi sono di continuo stimolo per affrontare temi scientifici e a mia moglie nella cui preziosa assenza (è andata dal parrucchiere a cavallo di pranzo) le ho potute scrivere grazie anche a chi, per arte o professione, li divulga efficacemente come Brian Greene, autore de “L’universo elegante”.