Da che mondo e’ mondo ogni ambito o settore dell’agire umano può vantare la propria Cenerentola, quella sorellastra sfortunata che viene puntualmente privata dei propri diritti, delle proprie prerogative, delle proprie naturali aspirazioni. In ambito accademico il MIUR, senza colpo ferire, e’ riuscito nel neanche troppo facile intento di creare una Cenerentola di notevoli dimensioni, un paradosso che, a quanto pare, non si ha alcuna voglia di sanare. Lei si chiama Musicologia e noi vogliamo raccontarvi la sua triste storia. C’era una volta un Decreto Ministeriale, il numero 22 del 2005, dal quale ben tre classi di concorso d’area umanistica (A050, A051, A052), sebbene relative e proprie di tutti i corsi di laurea dello stesso ambito, stranamente scomparivano da Musicologia per rimaterializzarsi sotto la laurea in Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali. Laurea, quest’ultima, d’area non umanistica, dunque non associabile alle nostre tre classi di concorso. Cosa era successo? Come avevano fatto ben tre classi di concorso a spostarsi da una laurea all’altra senza lasciare traccia? A quanto pare, come già evidenziato da un articolo comparso su La Stampa un paio d’anni or sono, nient’altro che una banalissima svista era intervenuta a provocare questo incredibile quanto tragicomico errore: sfortuna volle infatti che il codice di laurea della nostra povera Cenerentola (LS 51) fosse molto simile, graficamente parlando, a quello del corso di laurea in Programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali (LS 57). Una svista a quanto pare, un banale errore di trascrizione ed ecco che ben tre classi di concorso erano sparite nel nulla, negando ai laureati in Musicologia di poter fare domanda di accesso in vista dei percorsi di abilitazione all’insegnamento.

Ultimo tassello mancante: la classe di concorso A043, da sempre indissolubilmente legata alla A050. Dove c’e’ una, c’e’ pure l’altra, ma non per Musicologia che, pur dando accesso alla A043, si vede mancare la A050. Lo strappo, arbitrario o distratto, e’ sempre più evidente. Purtroppo pero’ per i musicologi i guai non finiscono qui. Si da infatti il caso che, una volta istituiti i Licei Musicali e stabiliti i titoli di accesso all’insegnamento delle varie discipline in essi contemplate, ai nostri laureati di serie B sia stato negato persino l’accesso all’unica cattedra di loro diretta competenza, quella di Storia della Musica, per la quale il MIUR ha deciso di fissare un doppio titolo: laurea in Musicologia insieme a un qualsiasi diploma di conservatorio. Un po’ come se per l’insegnamento di Storia dell’Arte fosse richiesto, oltre alla laurea in Conservazione dei Beni Culturali o nella stessa Storia dell’Arte, anche un qualsiasi diploma in Accademia di Belle Arti. Un po’, inoltre, come se si volesse affermare che molti tra i i più grandi studiosi di musica (tra cui personaggi del calibro di Massimo Mila e Carl Dahlhaus) in quanto sprovvisti di un qualsiasi diploma di conservatorio avessero indebitamente ricoperto tutti gli incarichi ricevuti, tra i quali svariate cattedre di Storia della Musica nei più celebri atenei, conservatori e college di tutto il mondo.

Non trova dunque la laurea in Musicologia posizionamento alcuno nell’alveo delle materie oggetto d’insegnamento dell’attuale Liceo Musicale, subendo, oltre alla privazione di svariate classi di concorso, la totale negazione del proprio naturale prosieguo lavorativo e dunque occupazionale. Insomma, se il MIUR, che in queste stesse ore sta già dando non poche preoccupazioni alla classe docente, volesse sanare una così bizzarra, nonché dannosa, situazione che va a gravare sulle spalle di tutti i dottori musicologi, certamente guadagnerebbe, con poco, un’attestazione di stima da parte di un mondo, quello musicale e musicologico, che ancora attende di essere adeguatamente valorizzato nel palinsesto dell’offerta formativa e scolastica italiana. Noi intanto auguriamo alla nostra povera Cenerentola che possa, e non certo in tempi biblici, trovare la felicita’, con o senza principe azzurro.
Un sentito ringraziamento a Claudia Occhioni per il sostanziale aiuto in fase di ricerca.
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