Massimo Polledri ha sette vite come i gatti. L’ex deputato e senatore, due volte candidato sindaco a Piacenza per la Lega Nord, è scampato ancora una volta dall’espulsione del partito. La richiesta, inviata dalla segreteria provinciale circa un anno e mezzo fa, era stata accolta all’unanimità dal comitato dei garanti. Ma all’ultimo, l’intervento di Umberto Bossi in persona, che presiede l’organismo, ha ribaltato tutto. Ricorso accolto e reintegro immediato nel Carroccio.

Un colpo di scena, in quella che ormai è diventata una saga tra Poleldri e la Lega, che ha fatto imbestialire, non solo i vertici locali del movimento ma anche quelli dell’Emilia. Una storia curiosa, comunque, quella di Massimo Polledri, lunga 22 anni nella Lega e costellata da qualche tonfo politico (le elezioni a sindaco) e ben più di uno scivolone,in particolare su temi sicuramente delicati, che lo avevano fatto conoscere a livello nazionale.

Il più clamoroso, durante una concitata seduta alla Camera nel marzo 2011, quando all’esponente del Carroccio emiliano uscirono frasi poco eleganti verso la collega del Pd, Ileana Argentin. Secondo le ricostruzioni, sempre smentite dall’interessato, la democratica stava spiegando che era il suo assistente a battere le mani al suo posto per esprimere apprezzamento verso gli interventi, visto che lei non poteva, impossibilitata su una sedia a rotelle. Ma è in quel momento che dai banchi della maggioranza si erano levati insulti, attribuiti a Polledri, che avevano gelato l’intera assemblea. Arrivarono le scuse ufficiali e il caso fu chiuso. Su richiesta dello stesso leghista arrivò poi la smentita ufficiale a firma del presidente della Camera, Gianfranco Fini: “Non risulta che l’onorevole Massimo Polledri abbia mai pronunciato, nel corso della seduta del 31 marzo scorso, espressioni gravemente offensive all’indirizzo dell’onorevole Ileana Argentin”.

Ma di lì a breve ci cascò di nuovo. Siamo nel giugno dello stesso anno e, su RaiTre, è presente alla trasmissione Agorà. A un certo punto avviene il fattaccio: “La Lega a Pontida lancia segnali di celodurismo e poi arriva a Roma e si cala le braghe”, sostiene Pina Picierno, deputata Pd. In quel momento viene inquadrato Polledri che, con sguardo piacione, ribatte a fil di voce: “Se ci caliamo le braghe noi, può esserci una bella sorpresa per te…”.

Il 2011 è stato forse l’anno in cui ha regalato le maggiori perle del suo repertorio. E’ ottobre e questa volta a far imbufalire il leghista, portandolo alla gaffe, era stata un tweet del collega del Pd, Pierangelo Ferrari, che durante una seduta alla Camera aveva scritto: “L’onorevole Polledri, Lega, ultracattolico e omofobo, interviene attaccando la Bce. Nel nome di CrediNord, la banca leghista fallita”. Al termine del suo intervento, Polledri legge il tweet di Ferrari con tag #opencamera e scoppia la bagarre in diretta. “Mi ha dato del malato” urla il leghista correndo verso i banchi delle opposizioni, probabilmente male interpretando omofobo con omosessuale. “Gli ho dato dell’omofobo, ma che abbia capito… Non è possibile!!”, scrive ancora una volta Ferrari.

Poi, dopo un anno sabbatico, lo ritroviamo nel 2012 a La Zanzara, irriverente programma di Radio24, durante il quale si lancia in una improbabile diagnosi sulla omosessualità, dall’alto della sua laurea in psichiatria infantile: “Può essere uno stato di infelicità”. Giuseppe Cruciani non perde l’occasione per stuzzicarlo e così nasce l’ennesima vicenda che lo costringerà alle smentite: “Non è una malattia, però può essere una condizione di infelicità. Anche reversibile – aveva spiegato -, c’è una situazione di identità sessuale distonica. Qualcuno si è rivolto a degli psicologi e tre su dieci poi sono stati meglio, ne hanno tratto beneficio”.

Una serie di episodi che, però, non gli avevano precluso la strada per correre ancora una volta a sindaco nel 2012. Il risultato fu deludente, con la Lega che arrivò a malapena al 5%, anche a causa degli scandali che investirono il Carroccio. E così la segreteria emiliana colse l’occasione per provare a disfarsi di una figura così ingombrante, raccogliendo tutto il materiale necessario, pare in oltre 200 pagine, allegandolo alla richiesta di espulsione inviata in via Bellerio.

Primo risultato: gli viene azzerata la militanza. Non potrà più essere candidato, né fare politica attiva e per lui rimangono ammessi solo il volontariato e la manovalanza. Ma non era abbastanza, perché era ormai inviso anche a buona parte del partito locale. Che infatti, in seguito, invierà una nuova richiesta di espulsione al Comitato dei garanti. Lo scorso 9 marzo la votazione: richiesta accolta, Polledri è stato espulso. Ma in extremis, dopo due settimane, gli arriva l’ennesima ancòra di salvezza. Dal palco di una festa a Bergamo, Umberto Bossi afferma: “Non mi macchierò mai dell’ignominia di mettere fuori una persona che ha creduto per 20-30 anni nella Lega. Non metterò fuori nessuno”. Tempo qualche giorno e nella cassetta della posta di Polledri arriva una lettera, firmata dal Senatùr, che lo riabilita nel movimento. La Lega Nord piacentina accusa il colpo e si chiude nel silenzio. Rotto solo dal segretario dell’Emilia, Fabio Rainieri: “Finché sarò segretario Polledri non sarà mai più considerato un militante. Ci ha lasciato cause legali, che noi dobbiamo pagare. Il nuovo corso può partire solo senza di lui”.

Polledri, dal canto suo, canta vittoria ancora una volta verso i suoi detrattori: “Mi dispiace che a livello locale si sia perso tempo ed energie per niente. Ritengo che le sedi del nostro movimento debbano continuare ad essere posti dove si ascoltano e si tentano di risolvere i problemi della gente e non luoghi dove si compiono atti di bullismo politico verso i militanti”. E non ha mancato, a suo modo, di rispondere ai nuovi attacchi che gli sono arrivati dai suoi compagni di partito: “Ranieri chi? Quello che secondo il tribunale dovrà risarcire la Kyenge con 150mila euro, o quello che è indagato dalla procura di Reggio Emilia per appropriazione indebita? Ho sempre agito all’insegna della trasparenza e non sono mai stato raggiunto da avvisi di garanzia o da condanne. Ranieri può dire lo stesso?”.

Aggiornato da Redazione web alle 8.23 del 7 aprile 2015