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La lettera di Alessandro Caselladi
04.04.2015

Jobs Act & Friends

Caro Direttore,

 

secondo lei il nostro paese si può dire normalmente collocabile tra i paesi occidentali?

 

Io credo di no.

 

Da quando il Jobs Act è stato convertito in legge odo proclami trionfalistici: allora perchè sebbene io sia un quarantenne aggiornatissimo, preparatissimo e referenziatissimo del comparto acquisti (sui quali è meglio essere professionali in questo periodo), non riesco in sei mesi che a ricevere cinque (5) telefonate a fronte di centinaia di curriculum vitae inviati? Non sarà per il blocco totale del mercato del lavoro che si è ingenerato con questi nuovi bellissimi contratti a tutele crescenti (sono talmente belli che nessuno che abbia il vecchio contratto cambia più lavoro: logico no? Sennò si beccherebbe il nuovo contratto al posto di quello vecchio)? No: è anche per la mancanza totale di cultura e professionalità che regna nel mercato del lavoro.

 

Gliela faccio breve: circa sei mesi fa perdo il lavoro per i soliti tagli della solita multinazionale. Fin qui tutto normale, è il risvolto della medaglia del lavorare in contesti dove, tra centinaia di migliaia di persone, un giorno salta fuori il nome tuo e di altri colleghi e capisci che la tua sede è oggetto dei tagli annuali e di una bellissima formula: “accorpamento di funzioni”. Va bene, mi rimbocco le maniche ed inizio a cercare. E lì inizia il calvario.

 

Ho già pronto il curriculum perchè, di questi tempi, è meglio essere preparati, ne ho anche uno in inglese, che conosco discretamente bene (dato poi il livello medio in Italia, direi benissimo) ed inizio ad inviarlo fiducioso ad agenzie di lavoro ed head hunter, mi iscrivo a tutti i siti possibili, mando centinaia di candidature spontanee a varie aziende del posto (Milano, non Canicattì, con tutto il rispetto).

 

Dopo due mesi (!) di invii ricevo tre telefonate ed inizio ad incontrare vari ragazzi/e che, con tutta la buona volontà, sanno giusto in linea teorica cos’è il responsabile della supply chain, ma che devono giudicare in quattro e quattr’otto se propormi all’azienda che cerca la mia figura. Un paio di loro tuttavia, certi di avere intuito ogni risvolto della mia professionalità, creata in anni di esperienza e formazione, mi manda a colloquio con due aziende.

 

Problema.

 

Le aziende suddette (due casi quasi identici) infatti hanno sì pubblicato una richiesta con un profilo di Responsabile Acquisti, ma al massimo la figura che cercano è un Buyer Junior, che però vestono di titoli roboanti e di un bassissimo stipendio. Un pò come dire cerco primario se voglio un infermiere, ma che chiamerò primario e pagherò da infermiere, pretendendo prestazioni da primario. Non male eh? Fortunatamente so bene qual è la differenza, dato che di Buyer Junior ne ho gestiti svariati e quindi metto sul piatto la mia professionalità e le mia esperienze.

 

Qui finisce tutto.

 

A quel punto infatti sono diventato automaticamente arrogante (non sono loro che dicono al primario che deve fare l’infermiere – cosa che oltretutto uno potrebbe pure accettare transitoriamente, si deve pur mangiare): dal momento infatti che capiscono che non potranno mai prendermi per il naso, non si limitano a dirmi “arrivederci e grazie lei non è la figura che cerchiamo”, ma ritengono necessario farmi il pistolotto sul fatto che l’umiltà impone flessibilità (solo la mia ovviamente), che io non posso sciorinare tutte quelle esperienze così (veramente credevo di dare un valore aggiunto con un’esperienza più che decennale) e che loro credono nell’impegno e nel sapersi reinventare da zero e bla bla bla. Alla fine il classico “le faremo sapere” mentre mi accompagnano, ma sono certo che non li sentirò mai più (e forse è meglio).

 

Dopo queste belle esperienze, ricevo un altro paio di telefonate dove mi chiedono chi sono, per che posizione mi candido – ma veramente mi avete chiamato voi – e cos’ho fatto nella vita, nonostante io abbia mandato un dettagliatissimo curriculum con tanto di lettera di presentazione e referenze, per poi concludere, senza neanche avermi parlato cinque minuti, che non sono adatto alla posizione ed ho in seguito un altro un colloquio con un selezionatore SENIOR (!) dove sento con queste orecchie uno “stia tranquillo che le faremo sapere anche in caso negativo” per poi non vedere e sentire più nessuno per mesi – delle due stai zitto, fai più bella figura -.

 

Solo una luce, in tutto questo buio: il responsabile INTERNO del personale di un’azienda metalmeccanica di Lecco che mi convoca, colloquia e richiama, tutto in una settimana, per comunicarmi di aver scelto un altro candidato con varie motivazioni (condivisibili, cerca un Senior Buyer e se assume me teme che alla prima proposta di Responsabile Acquisti io me ne vada al volo – magari no se mi trovo bene, ma effettivamente non si sa mai). Esemplare.

 

Le risparmio altre mille casistiche, nelle quali cercano persone con esperienze da sessantenni ma che ne abbiano trenta, oppure super-manager poliglotti con almeno tre lingue, due lauree ed il master all’estero, ma che accettino uno stipendio da operaio in somministrazione, eccetera eccetera.

 

Insomma, glielo ripeto, secondo lei il nostro paese si può dire normalmente collocabile tra i paesi occidentali?

 

Io credo di no.

 

Un caro saluto,

 

Alessandro, Milano

La risposta del direttore Peter Gomez

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